Il 18 luglio 2024 la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, eletta per un secondo mandato, ha presentato al Parlamento europeo i suoi orientamenti politici per la prossima Commissione europea 2024-2029.
E, a proposito dell’uguaglianza di genere, l’Unione Europea sta affrontando il divario retributivo di genere da varie prospettive. L’obiettivo è promuovere il principio dell’effettiva parità retributiva attraverso l’elaborazione di nuove normative e il monitoraggio della sua attuazione.
La parità di retribuzione per uno stesso lavoro è uno dei principi fondanti dell’Unione Europea sanciti dall’articolo 157 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea . I paesi dell’Unione Europea devono eliminare la discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda tutti gli aspetti e le condizioni della retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.
L’Unione Europea monitora il corretto recepimento e l’applicazione della direttiva 2006/54/CE sulla parità retributiva e sostiene i paesi dell’Unione Europea nella corretta attuazione delle norme esistenti. La direttiva 2006/54/CE ha consolidato le direttive esistenti in materia di parità di genere nel settore dell’occupazione e la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea.
La Commissione ha inoltre effettuato una valutazione approfondita del quadro esistente in materia di parità retributiva per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, pubblicato nel marzo 2020.
Le donne spesso non sono consapevoli della discriminazione retributiva nel loro lavoro.
La mancanza di trasparenza salariale non consente una corretta valutazione delle ragioni delle disuguaglianze retributive.
Nel marzo 2014 la Commissione europea ha adottato una raccomandazione sul rafforzamento del principio della parità retributiva tra uomini e donne attraverso la trasparenza. Fornisce orientamenti per aiutare i paesi dell’Unione Europea ad attuare più efficacemente il principio della parità retributiva e si concentra in particolare sul miglioramento della trasparenza retributiva.
Nei suoi orientamenti politici, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, si è impegnata a presentare misure per introdurre misure vincolanti in materia di trasparenza retributiva.
Il 4 marzo 2021 la Commissione ha pertanto presentato una proposta di direttiva volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e meccanismi di applicazione.
L’articolo prevede che l’Unione Europea adotti misure volte a garantire l’applicazione del principio delle
“pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego, compreso il principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore”.
Il 15 dicembre 2022 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto un accordo politico sulla direttiva relativa alle misure di trasparenza retributiva.
Una volta entrata in vigore la direttiva il 6 giugno 2023, gli Stati membri dispongono di tre anni per recepirla nel diritto nazionale.
Per quanto riguarda la sensibilizzazione sull’argomento, la Giornata della parità retributiva si svolge in molti paesi europei (ad esempio Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Spagna e Svezia).
L’evento ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul divario retributivo di genere.
Ha ricevuto molta attenzione da parte dei media e ha innescato varie campagne nazionali per la parità retributiva.
E in Italia? Molto interessante l’articolo che parla del primato (negativo) dell’Italia e di cui sottolineo soltanto l’inizio della ricerca:
L’Italia ha un primato: quello della differenza salariale uomo-donna più ampia tra i laureati. Nel nostro Paese, infatti, le giovani laureate, che lavorano a tempo pieno e per tutto l’anno, guadagnano in media il 58% dello stipendio dei loro colleghi di genere maschile. Si tratta del più grande divario retributivo di genere tra 35 Paesi dell’area Ocse, come si evince dalla figura sottostante. Le motivazioni di questa enorme differenza vanno ricercate anche nella mancanza di opportunità di carriera per le donne. Il difficile accesso alle posizioni apicali, quindi, contribuisce a spiegare questo risultato. Nel nostro Paese infatti, nonostante la crescita nel numero di donne che hanno accesso all’istruzione universitaria, le neolaureate continuano a essere sottorappresentate nelle occupazioni meglio retribuite, e in particolare nelle posizioni professionali di vertice del nostro sistema economico.
Fonti: Ursula von der Leyen – Commissione europea (europa.eu)
Donne e carriera: la laurea aiuta, ma i progressi sono lenti – ilSole24ORE

