13.03.2026
Donne e politica | Varie

Il primo voto delle donne

Il primo voto delle donne.

 Quando è stata la prima volta che le donne hanno potuto votare in Italia?

Il diritto di voto per le donne, per la prima volta in Italia, fu nel 1946. 

Il primo voto delle donne in Italia risale al 1946, e quest’anno si celebra l’ottantesimo anniversario di questo storico evento. In quell’anno le donne poterono non solo votare, ma anche candidarsi ed essere elette per la prima volta, potendo così scegliere una rappresentante femminile, dato che finalmente anche le donne erano tra i candidati eleggibili.

Ecco alcuni brevi scorci storici sul primo voto delle donne nel 1946:

Una volta terminata la guerra, l’esperienza della Resistenza e della Liberazione, era divenuta oramai un punto di non ritorno per il paese e anche per i diritti delle donne.

In occasione del Consiglio dei Ministri del 30 gennaio 1945 venne esaminata per la prima volta l’estensione del voto alle donne dai 21 anni, sancita con il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 31 gennaio 1945. 

Ma è il decreto n.74 del 10 marzo 1946, in occasione delle prime elezioni amministrative postbelliche, che le donne con almeno 25 anni di età potevano eleggere ma soprattutto essere elette.

 

 E fu così per le prime sei sindache donne elette in Italia:

  •  Margherita Sanna a Orune, in provincia di Nuoro 
  • Ninetta Bartoli a  Borutta, in provincia di Sassari 
  • Ada Natali, che sarà poi parlamentare, a Massa Fermana, in provincia di Fermo
  • Ottavia Fontana a Veronella, in provincia di Verona
  •  Elena Tosetti a  Fanano, in provincia di Modena 
  • Lydia Toraldo Serra a Tropea, in provincia di Vibo Valentia

Fonte:  Le donne e il voto del 1946 Settantesimo – Le donne e il voto del 1946

 

In Italia, le donne hanno conquistato il diritto di voto nel 1946, segnando la prima volta in cui poterono esprimere la propria scelta alle urne.

Gli uomini, invece, avevano sempre votato e detenuto il potere di comandare e decidere, anche per le donne.

Il diritto di voto per le donne, per la prima volta in Italia, fu nel 1946.

Ancora da fonti storiche:

Si avvicinava la data del 2 giugno, quella del voto per eleggere l’Assemblea Costituente, che avrebbe poi redatto la Costituzione Italiana, e contestualmente del referendum per scegliere il futuro assetto politico del paese: Monarchia  o Repubblica? 

Come ricorda la giornalista Anna Garofalo:

 

 «Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere, hanno un’autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane. Stringiamo le schede come biglietti d’amore.».

Fonte: Settantesimo – Le donne e il voto del 1946

E, oggi nel 2026, a distanza di ottant’anni da quel primo voto delle donne al quale risposero in massa in tutta Italia, come siamo messe?

Un primo passo indispensabile verso la parità

Il 1° febbraio 1945, mentre l’Italia è ancora segnata dalla guerra di Liberazione, il Governo Bonomi riconosce alle donne il diritto di voto.

Le battaglie delle donne non riguardavano solo la politica, ma anche la condizione giuridica, sociale e civile, oltre al diritto di partecipare pienamente alla vita pubblica.

 Il voto fu dunque una conquista fondamentale nel percorso verso il raggiungimento della parità.

I movimenti femminili dei principali partiti di massa, uniti da un obiettivo comune, rivendicano il diritto, per le donne, non solo di votare, ma anche di essere elette. Con il decreto legislativo luogotenenziale n. 1 del 7 gennaio 1946 ottengono l’eleggibilità nei consigli comunali; pochi mesi dopo, con il decreto n. 74 del 10 marzo 1946, l’accesso all’Assemblea Costituente.

Il 1946 segna una doppia svolta nella storia italiana: la conquista definitiva del suffragio e l’inizio della stagione repubblicana.

 In primavera le donne votano per la prima volta alle elezioni amministrative, ma è il 2 giugno, con il referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea Costituente, che diventano protagoniste della vita democratica del Paese.

 Le Madri Costituenti contribuiscono in modo decisivo alla definizione dei diritti, dei doveri e dei valori fondanti della Repubblica.

Fonte: LE DONNE AL VOTO | comunicazione.camera.it

Come siamo messe 80 anni dopo il primo voto delle donne?

“Nonostante negli ultimi anni siano state introdotte diverse norme per favorire l’equilibrio di genere nella politica locale — dalla doppia preferenza di genere nelle elezioni comunali agli obblighi sulla composizione delle giunte — le donne continuano a rappresentare poco più di un terzo della classe politica municipale.”

Sapete che la percentuale di donne che ricopre la carica di prima cittadina oggi è al 15%?

Ancora da fonti storiche:

Nelle domeniche comprese tra il 10 marzo e il 7 aprile 1946 si svolgono le elezioni amministrative in oltre 5.700 Comuni italiani (nei rimanenti Comuni le elezioni avranno luogo in autunno).

Le donne votano per la prima volta e molte di loro sono elette nei Consigli comunali; alcune, delle più varie provenienze geografiche, sociali e politiche, diventano sindaco e talvolta ricopriranno questo incarico per diversi anni. In un’Italia da ricostruire, le prime sindache si occupano di edilizia scolastica e popolare e assistenza sanitaria, infrastrutture, adottano misure a favore dei disoccupati, dell’infanzia, degli indigenti, varano programmi di opere pubbliche.

 Nell’imminenza del referendum per la scelta tra Monarchia e Repubblica e per l’elezione dell’Assemblea costituente i partiti politici si rivolgono in particolare alle donne con manifesti, volantini e articoli sulla stampa.

E le donne, senza rossetto, come raccomandato da più parti, per non rischiare l’invalidazione della scheda che doveva essere umettata e incollata, si recano alle urne: la percentuale di partecipazione dell’elettorato femminile risulta pressoché identica a quella maschile, anche se si distribuisce diversamente, mostrando una maggiore frequenza nelle città più piccole.

Se non si verifica dunque il temuto astensionismo, non si ha però nemmeno un “voto di genere” che vada a riequilibrare la notevole sproporzione nelle candidature: quelle femminili rappresentano il 4,9% del totale e risultano elette 21 Costituenti (il 3,6% dei membri): su di esse si concentrerà, soprattutto nei primi tempi, la curiosità della stampa.

Fonte: pag. 97 Materiali Storici a cura della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana

Care donne, esercitiamo il diritto al voto, come esercizio della democrazia e non vanifichiamo le lotte delle suffragiste che ci hanno permesso di poterci esprimere liberamente attraverso il voto.