Nell’Assemblea COSTITUENTE del 1946, tra le 556 persone elette, ci furono 21 DONNE che parteciparono ai lavori e alle discussioni per la scrittura dei principi fondamentali della nostra DEMOCRAZIA.
Quelle 21 DONNE divennero così il ponte ideale tra la sfera politica, fino ad ora dominata dagli uomini, e quella femminile che ora aveva davanti a sé l’occasione unica di cambiamento.
Nei nostri Laboratori creativi 2026 c’è tantissimo materiale a disposizione e, per le madri costituenti, ho preparato per ciascuna di loro, una piantina su misura con una piccola bandiera italiana in tessuto e, all’interno, una coccarda realizzata con diverse carte e cartoncini nei colori della bandiera italiana, alternando i colori del verde, bianco e rosso.
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Con curiosità e creatività si possono scoprire le storie delle donne costituenti e conoscere ciò che hanno realizzato le prime donne della nostra Repubblica, in un’epoca forse lontana, ma che continua a parlarci ancora oggi.
Dopo le prime sette donne costituenti di cui ho già scritto (in ordine alfabetico) di seguito le successive sette donne costituenti da studiare:
Nadia Gallico Spano
Nadia nasce in Tunisia il 2 giugno 1916 da una famiglia della piccola borghesia di origine toscana e, dopo il liceo e i primi anni di università, è costretta ad interrompere gli studi a causa della guerra. Si iscrive al partito Comunista e nel 1939 sposa Velio Spano, inviato del PCI a supporto del movimento antifascista in Tunisia. Partecipa attivamente al movimento di Resistenza al nazifascismo prima in Tunisia e, dopo il 1943, a Napoli. Nel 1944 dirige la prima edizione italiana della rivista antifascista “NOI DONNE” e partecipa alla costituzione dell’ Unione Donne Italiane.
Nel 1946, eletta all’Assemblea Costituente nelle liste del Partito Comunista Italiano, interviene diverse volte in Assemblea, “per tener fede al mandato ricevuto dalle donne”. Nella discussione sull’art. 3, dichiara che “soltanto riconoscendo alle donne la parità dei diritti si può costruire un’Italia veramente democratica”.
In seguito, è candidata dal partito nel collegio della Sardegna per sviluppare sull’isola le esperienze e gli obiettivi ereditati dai movimenti femminili del continente.
Eletta parlamentare per due legislature, dal 1948 al 1959, s’impegna nelle lotte democratiche per migliorare le condizioni economiche e sociali della regione, che diventa da allora la sua patria d’elezione. Negli stessi anni partecipa alle grandi lotte per la pace e per il disarmo delle grandi potenze, rese urgenti dal clima di tensione provocato dalla Guerra Fredda. Muore a Roma il 19 gennaio 2006
Per saperne di più: Enciclopedia delle donne | Biografie | Gallico Spano Nadia: Tunisi 1916 – Roma 2006
Angela Gotelli
Angela nasce a San Quirico di Albareto, in provincia di Parma, (Emilia Romagna) nel 1905 in una famiglia animata da profonda fede cattolica, e frequentò il liceo a La Spezia e l’università a Genova, dove si laureò in lettere classiche. Sono questi gli anni della sua formazione politica e spirituale: entrò nella Fuci e presto ne divenne la presidente del circolo locale. Tra il 1928 e il 1929 ne fu eletta consigliera nazionale e successivamente, dal 1929 al 1933, presidente nazionale delle universitarie cattoliche. Nel 1934 partecipa alla fondazione del Movimento laureati cattolici. Dopo l’8 settembre 1943, partecipa alla Resistenza prestando servizio come crocerossina tra le formazioni partigiane.
E’ parte attiva nel Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia e nella costituzione della Democrazia Cristiana, collaborando con Giorgio La Pira, Amintore Fanfani, Aldo Moro. Nel 1946 viene eletta nell’Assemblea Costituente, nelle liste della Democrazia Cristiana ed è chiamata a far parte della “commissione dei 75” per la redazione del testo costituzionale. Insieme a Nilde Jotti fa parte della Prima Sottocommissione che si occupa dei diritti e dei doveri dei cittadini. In accordo con Nilde Jotti e Maria Agamben Federici, sostiene fortemente il diritto delle donne di accedere agli alti gradi della Magistratura.
A livello nazionale, fu ininterrottamente presente in Parlamento dal 1948 al 1963, essendo eletta deputato nella prima, nella seconda e nella terza legislatura e durante questa attività parlamentare fece parte di varie Commissioni permanenti, ricoprendo poi, nel corso della terza legislatura, anche incarichi governativi come sottosegretario di Stato alla Sanità dal 1958 al 1960 e sottosegretario di Stato al Lavoro e alla Previdenza sociale negli anni 1959 e 1960. Contemporaneamente, nel 1951 era stata eletta sindaco di Albareto e ricoprì questa carica sino al 1958.
Sempre attenta al sociale e ai problemi della donna, nel 1966 aderì al Comitato italiano di difesa morale e sociale della donna (Cidd), costituito nel febbraio 1959 da Lina Merlin con alcune deputate democristiane, tra cui Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Federici, Angela Guidi Cingolani.
Dal 1963 al 1972, infine, fu nominata presidente nazionale dell’Omni (Opera nazionale Maternità e infanzia), suo ultimo incarico politico, dopo il quale si ritirò a vita privata ad Albareto, dove morì il 21 novembre 1996.
Angela Maria Guidi Cingolani
Angela Maria nasce a Roma nel 1896 in una famiglia della borghesia cattolica romana, terza di quattro femmine, fece i suoi studi presso l’istituto delle suore dorotee al Gianicolo dove ebbe occasione di conoscere la fondatrice e presidente dell’Unione tra le Donne Cattoliche d’Italia, la principessa Maria Cristina Giustiniani Bandini. Fu un incontro molto importante per lei.
Quando poi, nel 1918, Armida Barelli fondò la Gioventù Femminile cattolica italiana, fu tra le prime iscritte e divenne ben presto dirigente del gruppo romano. Nello stesso periodo si impegnò nella valorizzazione del lavoro femminile sia nelle Cooperative sia nelle piccole industrie e fu tra le pioniere dell’organizzazione sindacale femminile. Le sue capacità organizzative spinsero Luigi Sturzo a chiederne la collaborazione all’interno dell’Opera per l’assistenza civile e religiosa degli orfani di guerra, da lui fondata: furono proprio l’incontro e il lavoro con don Sturzo a imprimere l’orientamento definitivo alla sua già marcata vocazione politica. La sua fu la prima tessera femminile del Partito popolare -tra le tante ragioni di questa scelta anche l’entusiasmo per aver letto nel programma del partito l’obiettivo del voto alle donne – di cui divenne segretaria del gruppo femminile romano, ruolo che mantenne fino allo scioglimento del partito durante il fascismo nel 1926.
Nel 1924 vinse – unica donna che vi partecipò – un concorso presso l’Ispettorato del lavoro e nel 1925 ottenne l’incarico di Ispettore del lavoro; in tale veste compì numerosi e importanti studi sul lavoro delle donne impiegate nell’industria e nell’agricoltura, in particolare sulle lavoratrici nelle risaie, sulle occupate nella lavorazione del tabacco, sulle addette alle aziende tessili e alle aziende esportatrici di prodotti ortofrutticoli. Successivamente venne nominata vicepresidente della Commissione per il riordinamento legislativo dell’emigrazione al ministero degli Esteri e nel 1929 fu tra le fondatrici dell’Associazione nazionale delle professioniste e artiste.
Nel periodo della Resistenza, insieme con il marito, ospitò nella loro casa di via Settembrini il Comitato di liberazione nazionale, organizzò aiuti per i fuggiaschi e i perseguitati e rappresentò un importante punto di riferimento per gli antifascisti cattolici romani; a quest’opera si affiancava quella per la costruzione della Democrazia Cristiana. Nel 1944 – unica donna nel Consiglio Nazionale del partito – fu investita anche del ruolo di delegata nazionale del Movimento femminile e tra il 1944 ed il 1946 si dedicò completamente alla sua organizzazione impegnandosi in una attività di sensibilizzazione e formazione delle donne alla politica, con corsi di formazione e seminari per prepararle al nuovo ruolo di cittadine. Suo è il primo intervento di una donna a Montecitorio, nella Consulta nazionale nel 1945.
Nel 1946 fu una delle ventuno donne elette alla Costituente, nelle liste della Democrazia Cristiana e partecipò ai lavori della Commissione lavoro e previdenza; nel 1948 fu eletta deputata e dal luglio 1951 al luglio 1953 ricoprì la carica di sottosegretario all’Artigianato nel ministero dell’Industria e Commercio, prima donna al governo in Italia: in questo ruolo si dedicò particolarmente al piccolo artigianato e alla cooperazione artigiana e si impegnò per ottenere alla categoria un migliore inquadramento nella legislazione e sostegni creditizi e promozionali.
Caduto nel 1953 il governo De Gasperi, alle elezioni per il rinnovo delle Camere non venne rieletta e da allora si dedicò unicamente all’attività amministrativa come sindaco di Palestrina – carica che mantenne fino al 1965, dedicandosi all’opera di ricostruzione post-bellica della cittadina e alla valorizzazione del suo patrimonio archeologico- e a quella di presidente del Centro studi palestriniani, carica che mantenne fino al 1991, anno della sua morte.
Fonte: Enciclopedia delle donne | Biografie | Guidi Angela Maria: Roma 1896 – Roma 1991
Nilde Jotti
Leonilde detta Nilde nasce a Reggio Emilia (Emilia Romagna) il 10 aprile 1920 e, nonostante le disagiate condizioni economiche, si laurea in lettere all’Università Cattolica di Milano.
Durante la Resistenza è portaordini e responsabile dei Gruppi di Difesa della Donna.
Il 31 marzo 1946 viene eletta in Consiglio comunale a Reggio Emilia e il 2 giugno dello stesso anno alla Costituente nelle liste del Partito Comunista. Partecipa alla “Commissione dei 75”. Durante i lavori della prima Sottocommissione, che si occupa dei diritti e dei doveri dei cittadini, presenta una relazione sulla famiglia, sostenendo la necessità di regolare con leggi specifiche il diritto familiare, sostenendo l’uguaglianza giuridica dei coniugi,l’equiparazione dei figli illegittimi a quelli nati nel matrimonio e il pieno riconoscimento, da parte dello Stato, della funzione sociale della maternità.
Nelle aule di Montecitorio conosce Palmiro Togliatti, che diventa il suo compagno di vita per quasi vent’anni. Questa relazione, non sancita dal matrimonio, viene osteggiata dalla società italiana dell’epoca e anche dal Partito Comunista.
Viene eletta ininterrottamente alla Camera dei Deputati per ben 13 legislature e, dal 1979 al 1992, è Presidente della Camera, prima donna ad ottenere quest’incarico.
Nel corso dei 53 anni d’impegno istituzionale, è promotrice della legge sul Diritto di Famiglia (1975), della battaglia sul referendum per il divorzio (1974) e della legge sull’aborto (1978). Muore a Roma il 3 dicembre 1999.
Fonte: Libere e sovrane le ventuno donne che hanno fatto la Costituzione
Per saperne di più: Nilde Iotti – pioniera dell’UE | Unione europea
Per approfondire: https://www.fondazionenildeiotti.it/
Angiola Minella
Angiola nasce il 3 febbraio 1920 a Torino (Piemonte) in una famiglia alto borghese con il sogno di diventare medica. Il padre Mario, un noto ingegnere, direttore prima delle miniere di Cogne e successivamente della società Reale mutua assicurazioni, fu assassinato con tre colpi di rivoltella sul pianerottolo di casa, in un attentato fascista, lasciando così orfane Angiola che aveva all’epoca dodici anni e la sorella minore Maria Pia che ne aveva cinque.
Angiola frequentò il prestigioso liceo classico “Massimo d’Azeglio” (“il mio compagno di banco si chiama Gianni Agnelli”, annotava sul suo diario) e successivamente si iscrisse a Lettere, assecondando la madre che non condivideva il suo desiderio di frequentare la facoltà di medicina, passione trasmessa probabilmente dal nonno materno che era medico condotto. Dopo lo scoppio della guerra, però, seguì e superò il primo anno di Corso per infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana, cominciando a operare nell’ospedale provvisorio di provvisorio di Bra, in provincia di Cuneo .
Dopo la Liberazione, Angiola scelse di dedicarsi a tempo pieno all’attività politica, impegnandosi nella sezione savonese del Partito comunista italiano: qui conobbe il comandante partigiano Piero Molinari (Vela), che apparteneva a un’umile famiglia ed era stato operaio prima di essere arrestato dal regime fascista e inviato, dopo un anno di carcere, al confino alle isole Tremiti; tornato in Liguria, ricoprì un ruolo di comando nella Resistenza e, finita la guerra, si dedicò all’attività politica e sindacale. Pochi mesi dopo il loro incontro, Angiola sposò Piero – contro il parere della madre, che considerava Piero socialmente non all’altezza della famiglia – e nel 1950 nacque la loro unica figlia,Laura.
In quello stesso periodo Angiola si dedicò all’organizzazione dell’Unione donne italiane, della quale diventò una delle dirigenti sia a livello regionale che nazionale e promosse, insieme a Nadia Spano la campagna “Salviamo l’infanzia” una operazione consistente che mise in piedi una straordinaria rete di solidarietà a favore di bambini in difficoltà economiche e sanitarie che – grazie alla generosa disponibilità di donne e madri verso altre donne e altre madri- vennero ospitati presso famiglie dell’Emilia, della Toscana, della Liguria e di molte altre regioni e località d’Italia dove furono accolti, rivestiti, mandati a scuola, curati.
Alle prime elezioni amministrative è eletta consigliera comunale a Savona e la sua elezione, nel 1946, all’Assemblea Costituente è nelle liste del Partito Comunista.
E’ l’inizio di una lunga carriera politica: è rieletta alla Camera nel 1948 e nel 1958, mentre nel 1963 passa al Senato, dove rimane fino al 1972.
Dal 1953 al 1958 è segretaria generale della Federazione democratica internazionale femminile. Negli ultimi periodi della vita, sebbene con una salute compromessa, continuò a dare il suo contributo attivo al partito e riordinò l’archivio della Federazione del Pci genovese: un lavoro apparentemente umile ma estremamente utile e prezioso e che lei era orgogliosa e contenta di fare. Morì a Torino nel marzo del 1988.
Fonte: Enciclopedia delle donne | Biografie | Minella Molinari Angiola: Torino 1920 – Torino 1988
Rita Montagnana
Rita nasce a Torino (Piemonte) il 6 gennaio 1895, nel quartiere rosso di San Paolo, da una famiglia di salde tradizioni ebraiche e di deciso orientamento socialista, che oltre a lei annovera le sorelle Clelia ed Elena e il fratello Mario, personaggio di spicco della sinistra italiana. Nel 1914 si iscrisse al Partito Socialista italiano, nel quale ricoprì diversi incarichi, diventando dirigente provinciale e regionale del movimento giovanile; nel 1917 partecipò alle rivolte torinesi per il pane, nel 1919 al movimento dei Consigli operai e all’occupazione delle fabbriche; nel 1921, insieme al fratello Mario Montagnana (futuro direttore de “l’Unità”), fu tra coloro che fondarono il Partito Comunista d’Italia, e venne inviata come delegata al III Congresso dell’Internazionale comunista a Mosca.
Nel 1924 si sposa con Palmiro Togliatti e dal 1936 è in esilio tra Francia, Svizzera e Unione Sovietica, sarà anche in Spagna nel 1937, tornando definitivamente in Italia solo nel 1944.
Intelligente, preparata, e battagliera, ma anche semplice e pragmatica, Rita Montagnana era convinta della necessità di rendere le italiane protagoniste della politica per uscire dalle macerie del fascismo e della guerra: per questo, nel settembre 1944 fu tra le fondatrici dell’Unione Donne Italiane, di cui divenne poi una dirigente nazionale e fu attivissima nella campagna per raggiungere il suffragio femminile. E’ attivissima nella campagna per raggiungere il suffragio femminile e, dopo che questo è stato ottenuto, si spende per sensibilizzare le italiane all’esercizio del loro diritto.
Dirigente nazionale del Partito Comunista Italiano, viene eletta nel 1946 all’Assemblea Costituente e al senato nella prima legislatura.
La fine del matrimonio con Togliatti, segna il progressivo allontanamento di Montagnana dalla scena politica, nonostante l’impegno profuso e la determinazione dimostrata. Emarginata progressivamente dal partito, si ritira a vivere a Torino, con il figlio gravemente malato avuto da Togliatti, di cui il padre si disinteressò completamente. Muore a Roma nel 1979.
Fonte: Enciclopedia delle donne | Biografie | Montagnana Rita: Torino 1895 – Roma 1979
Teresa Mattei
Teresa nasce a Genova (Liguria) il 1° febbraio 1921. Quando entrano in vigore le leggi razziali, si rifiuta di assistere alle lezioni in difesa della razza e viene radiata dal liceo. Prosegue gli studi da privatista e si laurea in filosofia nel giugno del 1944.
Nel 1942 si iscrive al Partito Comunista e fin dal 1943 partecipa all’esperienza dei Gruppi di Difesa della Donna. Nell’aprile del 1944, impegnata a Firenze nella Resistenza, prende parte all’organizzazione dell’attentato al filosofo fascista Giovanni Gentile.
Nel giugno del 1946 viene eletta all’Assemblea Costituente nelle liste del Partito Comunista e, con i suoi 25 anni, è la più giovane dei parlamentari eletti. Partecipa attivamente ai lavori dell’Assemblea e interviene, personalmente, o con altre costituenti, su diversi argomenti. Teresa Mattei è la madre dell’articolo 3 della Costituzione.
Ha un carattere anticonformista, tanto che lei stessa si definisce “scandalosa, perchè amo la verità”. Al suo arrivo all’Assemblea Costituente è incinta e non sposata. Avrebbe voluto che l’art. 1 recitasse: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla giustizia e sulla libertà”, perché sosteneva che “il lavoro è una necessità, un diritto, mentre la giustizia e la libertà sono valori”.
La sua autonomia di giudizio e il suo dissenso nei confronti della politica filosovietica di Togliatti sono la causa, nel 1955, dell’interruzione del suo percorso istituzionale. Prosegue, però, il suo impegno civile in favore dei diritti delle donne e dei bambini.
Si deve a lei, nel 1945, l’idea di celebrare l’8 marzo con la mimosa.
Muore a Usigliano, in provincia di Pisa nel 2013.
Fonte: Libere e Sovrane le ventuno donne che hanno fatto la Costituzione

