Sono arrivata alle biografie delle ultime sette donne costituenti (in ordine alfabetico) che, nel 1946, furono le prime a lottare affinché la Costituzione Italiana sancisse alcuni principi fondamentali sulla parità dei diritti tra donna e uomo.
Un piccolissimo gruppo di madri costituenti: 21 donne su 556 deputati maschi, di cui nove comuniste, nove democristiane, due socialiste e una monarchica, che si unirono, come mai prima, per difendere i diritti delle donne.
Senza questo gruppetto di donne agguerrite alla Costituente, come affermano gli storici, non avremmo avuto il principio fondamentale contenuto nell’Art. 3 della Costituzione che respinge ogni discriminazione anche di sesso, e che si riflette su tutti gli altri articoli.
Nei nostri Laboratori creativi 2026 c’è tantissimo materiale a disposizione e, per le madri costituenti, ho preparato per ciascuna di loro, una piantina su misura con una piccola bandiera italiana in tessuto e, all’interno, una coccarda realizzata con diverse carte e cartoncini nei colori della bandiera italiana, alternando i colori del verde, bianco e rosso.
Con curiosità e creatività si possono scoprire le storie delle donne costituenti e conoscere ciò che hanno realizzato le prime donne della nostra Repubblica, in un’epoca forse lontana, ma che continua a parlarci ancora oggi.
Ecco le biografie delle donne costituenti da Angelina Merlin a Vittoria Titomanlio
Angelina Merlin
Angelina, più nota come Lina, nasce a Pozzonovo, in provincia di Padova, (regione Veneto) il 15 ottobre 1887, in una famiglia numerosa della borghesia progressista.
Diplomata maestra, si iscrive all’università e si laurea in lingua e letteratura francese. Insegna fino al 1926, quando viene allontanata dall’insegnamento per essersi rifiutata di prestare il giuramento fascista.
Nel 1919 si iscrive al Partito Socialista.
Nel 1926 è arrestata e condannata a 5 anni di confino in Sardegna; tornata libera, in seguito ad un’amnistia, si trasferisce a Milano, dove, nel 1933 sposa il medico socialista Dante Gallani e dove partecipa, prima alla lotta clandestina antifascista e poi all’organizzazione dell’assistenza ai partigiani attraverso i Gruppi di Difesa della Donna.
E’ tra le fondatrici dell’Unione Donne Italiane e dirigente del Partito Socialista.
Nel 1946 fu una delle ventuno costituenti: fu eletta nelle liste del Partito Socialista.
Lina entra nella “Commissione dei 75”, che ha il compito di redigere la Costituzione. A lei si deve l’interpolazione della locuzione “di sesso” nell’articolo 3, tra i criteri di distinzione che non possono determinare discriminazioni di trattamento, parametro fondamentale per impedire disposizioni legislative dal carattere discriminatorio nei confronti delle donne.
Nel 1948 fu eletta al Senato, insieme con tre altre donne, mentre nel 1953, alla sua seconda legislatura, sempre al Senato, fu invece l’unica donna ,nel 1958, infine verrà eletta alla Camera, e qui farà parte della Commissione antimafia.
Ma indubbiamente la sua fama è legata alla legge 75 del 20 febbraio 1958, con la quale veniva abolita la regolamentazione statale della prostituzione e si disponevano sanzioni nei confronti dello sfruttamento e del favoreggiamento della prostituzione: legge che ebbe un lungo iter parlamentare, durato addirittura dieci anni, durante il quale emersero arretratezze culturali, ipocrisie e falsi moralismi e che venne discussa in aula quasi sempre in seduta segreta, perché si riteneva più opportuno e dignitoso evitare una discussione alla presenza della stampa e del pubblico.
Lina fu anche consigliere comunale di Chioggia dal 1951 al 1955 e profuse sempre grande impegno in favore delle popolazioni di quel territorio, sostenendo la necessità di una sua bonifica integrale.
Nel giugno del 1961. Lina restituisce la tessera del partito, in dissenso con la linea politica del Partito Socialista Italiano a suo parere troppo subordinata a quella del Partito Comunista. A settantasette anni decide di ritirarsi dalla politica e muore a Padova nel 1979.
Fonti: Libere e Sovrane le ventuno donne che hanno fatto la Costituzione
Enciclopedia delle donne | Biografie | Merlin Lina: Pozzonovo (PD) 1887 – Padova 1979
Maria Nicotra
Maria nasce a Catania (Sicilia) il 6 luglio 1913 da Sebastiano e Serena Fiorini, di origini nobili. Ancora studentessa, entrò a far parte dell’Azione Cattolica della sua città, all’interno della quale dal 1940 al 1948 fu presidente diocesana della Gioventù femminile. Infermiera volontaria della Croce rossa italiana durante la seconda guerra mondiale, meritò – per dedizione e impegno – la medaglia d’oro al valore. Contribuì a fondare nella sua città natale l’Avis (Associazione volontari italiani del sangue)
Nel 1946 viene eletta all’Assemblea costituente, nelle liste della Democrazia Cristiana, dove, nonostante il successo elettorale, non intervenne mai e non presentò interrogazioni.
Resta però agli Atti la sua sottoscrizione, insieme alle altre Costituenti, di altri partiti, ad un emendamento sostitutivo di una parte dell’art. 51-
“Tutti i cittadini di ambo i sessi possono accedere agli uffici pubblici in condizione di uguaglianza” –
Viene eletta deputata nella prima legislatura. Maria s’interessa dell’assistenza alle fasce più deboli della popolazione e della vigilanza sulle condizioni dei detenuti. Il suo impegno è rivolto anche alla tutela fisica e al miglioramento delle condizioni economiche delle lavoratrici madri, al controllo della stampa destinata all’infanzia e all’adolescenza. Il marito Graziano Verzotto, notabile democristiano, implicato nella scomparsa di Enrico Mattei e di Mauro De Mauro, coinvolto nello scandalo fondi neri della Banca di Sindona, lascia l’Italia nel 1975.
Maria non lo seguì: restò in Sicilia prendendo le redini di ciò che il marito aveva lasciato, compresa la presidenza del Siracusa, divenendo così il primo presidente donna di una squadra di calcio a livello professionistico. Quando, in seguito all’indulto, nel 1991, Verzotto fece rientro in Italia, lei lo raggiunse a Padova, dove muore il 14 luglio 2007.
Fonti: Libere e Sovrane le ventuno donne che hanno fatto la Costituzione
Enciclopedia delle donne | Biografie | Nicotra Fiorini Maria: Catania 1913 – Padova 2007
Teresa Noce
Teresa Noce nasce a Torino (Piemonte) il 29 luglio del 1900, in una famiglia di modestissime condizioni economiche e venne allevata insieme con il fratello, di qualche anno più grande, dalla madre, dopo che il padre li aveva abbandonati. Costretta dalle circostanze a lasciare molto presto la scuola e a rinunciare al sogno di fare la maestra, proseguì la sua istruzione da autodidatta, leggendo sempre, anche mentre svolgeva vari mestieri, tra cui quello di sartina – a undici anni la troviamo al suo primo sciopero, per ottenere miglioramenti salariali e di orario –, di operaia in un biscottificio e, durante la Grande guerra, di tornitrice alla Fiat Brevetti.
Si iscrive al Partito Socialista, poi, nel 1921 al Partito Comunista d’Italia, impegnandosi nelle lotte antifasciste. Costretta all’espatrio, continua la sua attività rivoluzionaria in qualità di dirigente del partito comunista a Mosca e a Parigi. E’ tra le fondatrici del foglio “NOI DONNE”, edito in Francia dalle fuoriuscite italiane. Partecipa alla guerra civile spagnola nelle Brigate Internazionali, nome di battaglia “Estella”. Nel 1943 viene arrestata e deportata nei campi di concentramento di Ravensbruck e Holleischen.
Nel 1945 Teresa Noce è nominata alla Consulta Nazionale e, nel 1946, viene eletta all’Assemblea Costituente, nelle liste del Partito Comunista Italiano e farà parte – per la sua indiscussa preparazione – della commissione dei 75, incaricata di stendere il testo della carta costituzionale. Eletta in Parlamento, vi rimase per due legislature, durante le quali presentò, nel 1948 la proposta di legge per la “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri” – che prevedeva i permessi di lavoro retribuiti a partire dall’accertamento della gestazione in atto, il divieto di licenziamento delle donne incinte e dei lavori usuranti, e che costituì la base della legislazione sul lavoro femminile fino alle leggi degli anni Settanta sulla parità tra donne e uomini – e nel 1950, insieme con Maria Federici, la legge che prevedeva eguale salario per eguale lavoro per donne e uomini.
Nel 1953 Teresa Noce apprende dai giornali l’annullamento del suo matrimonio, che il marito aveva ottenuto falsificando la sua firma. Il partito fà quadrato attorno al marito e, da allora, Teresa Noce non avrà più alcun incarico dirigenziale e istituzionale. In relazione a questo fatto, scrive che fu “grave e doloroso più del carcere e della deportazione”.
Dal 1947 al 1965 Teresa Noce è segretaria generale degli impiegati e operai tessili della CGIL nazionale. Muore a Bologna nel 1980.
Fonti: Libere e Sovrane le ventuno donne che hanno fatto la Costituzione
Enciclopedia delle donne | Biografie | Noce Teresa: Torino 1900 – Bologna 1980
Ottavia Penna
Ottavia nasce a Caltagirone, in provincia di Catania (Sicilia) il 12 aprile del 1907 in una famiglia nobile, il padre è barone e la madre è duchessa. Durante la guerra organizza gli aiuti e l’assistenza alla popolazione civile siciliana.
Anticonformista nelle scelte politiche, cattolica e di fede monarchica, abbraccia l’ideologia dell’Uomo Qualunque, fondato nel 1944 da Guglielmo Giannini, attirandosi, in questo modo, l’ostilità degli ambienti cittadini civili e religiosi della sua città.
Rivendica sempre la parità dei diritti e l’emancipazione delle donne.
Nel 1946 Ottavia viene eletta all’Assemblea Costituente, nelle liste del Fronte dell’Uomo Qualunque- unica onorevole DONNA della destra italiana ed entra a far parte della “Commissione dei 75” per soli 6 giorni.
Ottavia, inoltre, è l’unica donna candidata alle elezioni del primo Presidente della Repubblica Italiana, nel giugno 1946, risultando terza.
In aula non interviene, né presenta interrogazioni. Sostiene, insieme ad altri, emendamenti sull’istruzione professionale, l’istituzione delle regioni, con la proposta di affidare direttamente alle popolazioni interessate la scelta della regione di appartenenza, ed emendamenti sull’indipendenza della magistratura.
Alla fine dell’esperienza costituente, Ottavia decide di abbandonare la politica, Solo nel 1953 si presenta alle elezioni amministrative di Caltagirone e viene eletta nelle fila del Partito Monarchico. Muore a Caltagirone nel 1986.
Fonte: Libere e Sovrane le ventuno donne che hanno fatto la Costituzione
Per saperne di più: Enciclopedia delle donne | Biografie | Penna Ottavia: Caltagirone (CT) 1907 – Caltagirone (CT) 1986
Elettra Pollastrini
Elettra nasce a Rieti (regione Lazio) il 15 luglio 1908 e consegue la licenza tecnica a La Spezia. Negli anni venti è con la famiglia in Francia per sfuggire alle persecuzioni fasciste. Nel 1932 aderisce alla “Lega Internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà”. Si iscrive al Partito Comunista francese e prende parte, come delegata, al Congresso mondiale contro la guerra e il fascismo nel 1934. S’impegna nella lotta antifascista e svolge un’intensa attività politica nei gruppi comunisti di lingua italiana. E’ redattrice del foglio clandestino “NOI DONNE”. Nel 1937 partecipa alla guerra civile spagnola. Arrestata in Francia nel 1939, viene poi tradotta in Italia e condannata al confino, fino al luglio 1943. Arrestata nuovamente, nel 1944, viene deportata in Germania, nel carcere femminile di massima sicurezza di Aichach, dove rimane fino alla fine della guerra.
Dopo la sua liberazione, torna in Italia e fu una delle cinque donne comuniste che entrarono a far parte della Consulta Nazionale Italiana, l’assemblea legislativa provvisoria, istituita dopo la fine della seconda guerra mondiale con lo scopo di sostituire il regolare parlamento fino a quando non fosse stato possibile indire regolari elezioni politiche. La Consulta si riunì la prima volta il 25 settembre 1945 e fu sciolta il 2 giugno 1946: si preparava la legge elettorale per la Costituente, e le donne avevano poca voce in capitolo, in quanto non si potevano occupare né dei problemi del paese né di quelli delle donne.
Elettra venne poi eletta all’Assemblea Costituente, nelle liste del Partito Comunista e lavorò nel territorio a contatto con la gente, con i problemi quotidiani, con problematiche riguardanti i Comuni. Nel 1948 fu eletta poi deputata del Partito Comunista Italiano alla Camera dove rimase per due Legislature.
In Parlamento denuncia spesso gli atteggiamenti di abuso di potere delle forze di polizia, protesta contro un sistema ancora impregnato dei segni di un regime totalitario da estirpare del tutto. Partecipa al fianco di lavoratrici e lavoratori a manifestazioni per il lavoro e per la pace. Dopo queste esperienze, nel 1958 andò in Ungheria e lavorò presso Radio Budapest per 5 anni.
Ritornata in Italia, si stabilì a Rieti e muore nel febbraio del 1990.
Fonte: Libere e Sovrane le ventuno donne che hanno fatto la Costituzione
Per saperne di più: Elettra Pollastrini – TOPONOMASTICA FEMMINILE
Maria Maddalena Rossi
Maria Maddalena nasce a Codevilla in provincia di Pavia (regione Lombardia) il 29 settembre 1906 e dopo la laurea in chimica, inizia a lavorare in uno stabilimento di Milano. Nel 1937 s’iscrive al Partito Comunista d’Italia clandestino e partecipa alla lotta antifascista. Arrestata nel 1942, viene inviata al confino. Dopo la caduta del fascismo nel 1943, viene liberata e s’impegna nella Resistenza. Partecipa alla redazione clandestina di numerosi periodici antifascisti, tra cui l’Unità e viene nominata responsabile della commissione femminile del Partito Comunista Italiano Alta Italia.
Nel 1946 Maria Maddalena viene eletta all’Assemblea Costituente nelle liste del Partito Comunista, dove porta in dote un importante patrimonio di esperienza e cultura che spende fin da subito nelle battaglie più difficili facendo squadra con le altre Costituenti, ma dimostrando anche una particolare determinazione nel difendere comunque le sue convinzioni. Membro della Commissione per i trattati internazionali, in questo ambito interverrà in merito all’approvazione del Trattato di pace fra l’Italia e le potenze alleate firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, sostenendo che una pace duratura non si stabilisce solo attraverso un Trattato, ma si ottiene soprattutto attraverso una politica di riconciliazione e di collaborazione con gli altri popoli. Ma svolse anche numerosi interventi nel corso del dibattito, in seduta plenaria, sul progetto di Costituzione, adoperandosi per il riconoscimento della parità femminile sia nella famiglia che nel mondo del lavoro con interventi sull’obbligo da parte dello Stato di tutelare la famiglia e l’eguaglianza morale e civile dei coniugi e conducendo con determinazione una battaglia, insieme in particolare con la democristiana Maria Federici e la collega di partito Teresa Mattei, per l’accesso delle donne alla Magistratura.
E’ presidente dell’Unione Donne Italiane dal 1947 al 1956.
Maria Maddalena viene eletta poi anche alla Camera dei Deputati nella prima legislatura repubblicana (1948-1953) – dove si distingue in particolare per le sue battaglie a favore dei minori, chiedendo per esempio di snellire i procedimenti di adozione – e rieletta deputato nel 1953 nella II legislatura e nel 1958 per la III.
All’interno della sua attività politica si dedica allo sviluppo di relazioni pacifiche tra le nazioni e, in tema di adozioni, sostiene la preminenza dell’interesse e dei diritti dei minori.
Nel 1963 lascia l’attività parlamentare per dedicarsi a quella amministrativa, come consigliere comunale e assessore ai lavori pubblici prima e poi, dal 1970 al 1975, come sindaco a Porto Venere, in provincia di La Spezia. Muore a Milano nel 1995
Fonti: Libere e Sovrane le ventuno donne che hanno fatto la Costituzione
Enciclopedia delle donne | Biografie | Rossi Maria Maddalena: Codevilla (PV) 1906 – Milano 1995
Vittoria Titomanlio
Vittoria nasce a Barletta in provincia di Bari (regione Puglia) il 22 aprile 1899. Conseguito il diploma magistrale, per lunghi anni insegnò nelle scuole elementari e contemporaneamente si impegnò nell’ambito cattolico ed in particolare nell’associazionismo entrando a far parte, nel 1928, della Gioventù femminile dell’Azione Cattolica e dedicandosi alla formazione e all’assistenza delle lavoratrici.
Dopo il 1943, con la caduta del regime fascista, passò dal lavoro sociale a quello più propriamente politico, ricoprendo importanti incarichi: fu consigliere nazionale dell’Associazione italiana maestri cattolici e segretaria provinciale delle Acli (Associazione Cattolica Lavoratori Italiani), delegata nazionale del Movimento femminile per l’artigianato italiano e membro del comitato consultivo ministeriale per l’artigianato e le piccole industrie; entrò a far parte del Consiglio nazionale del Movimento Femminile della Democrazia Cristiana e, nel 1947, del suo Comitato centrale.
Dopo la guerra, nel 1946 la sua elezione all’Assemblea Costituente, nelle liste della Democrazia Cristiana, segna l’inizio di una lunga carriera politica, che la vedrà in Parlamento per quattro legislature, dal 1948 al 1968.
Vittoria è delegata nazionale del Movimento femminile per l’artigianato italiano, componente del comitato consultivo ministeriale per l’artigianato e per le piccole industrie, dirigente nazionale del Movimento femminile della Democrazia Cristiana.
Molto intenso fu l’impegno di Vittoria anche nella società civile, dove ricoprì l’incarico di presidente in varie istituzioni – l’Istituto nazionale istruzione addestramento settore artigianato, l’Ente di zona Casse rurali e artigiane, la Commissione provinciale e regionale per gli albi artigiani presso la Camera di Commercio di Napoli, il Collegio dei sindaci della sezione campana del Sindacato nazionale musicisti – e fu dirigente di vari Enti, come l’Acai (Associazione Cristiana Artigiani Italiani), e l’Iniasa (Istituto Nazionale per l’Istruzione e l’Addestramento nel Settore Artigiano).
Muore a Napoli nel 1988.
Fonti: Libere e Sovrane le ventuno donne che hanno fatto la Costituzione
Enciclopedia delle donne | Biografie | Titomanlio Vittoria: Barletta 1899 – Napoli 1988

