Perché è importante per noi DONNE andare a votare alle elezioni europee

Dal 23 al 26 maggio si vota per il nuovo parlamento europeo, una partita importante che riguarda le donne da vicino, perché vede al centro lo scontro tra due modelli sociali: quello tradizionale, portato avanti dai nuovi sovranisti e quello nordeuropeo – scandinavo, ma anche franco-belga e olandese –  che ha finora influenzato l’Europa in termini di politiche di genere. 

Numeri alla mano, la penisola scandinava ha sempre avuto ottime statistiche quanto a donne occupate, servizi alla persona, partecipazione politica ed economica, oltre alla capacità di influenzare l’agenda politica europea diventando modello anche per paesi con dati meno edificanti – come l’Italia. 

Se non ci fosse stata l’Europa, noi DONNE saremmo state molto peggio, non possiamo non riconoscerlo, 

il ruolo che l’Unione ha svolto a tutela dei diritti di tutti, e delle donne in particolar modo, è stato fondamentale. È l’Europa che esige dai singoli paesi l’istituzione di organi governativi dedicati alla parità tra uomini e donne, che prevede il gender mainstreaming nei fondi strutturali e nella cooperazione transnazionale. Certo, sulla carta, i principi di parità (politiche per l’occupazione femminile, congedi, misure antidiscriminatorie) e le indicazioni a perseguirli sono molto più presenti a Bruxelles che in tante capitali europee, in particolare a Roma. 

Se la sola presenza delle istituzioni non basta, queste svolgono la funzione di un termometro che misura l'investimento politico. In Italia l’infrastruttura delle pari opportunità si continua a indebolire.

 Dopo diversi governi senza Ministero per le pari opportunità, il governo del cambiamento ha declassato il Dipartimento per le pari opportunità a delega alle “pari opportunità, politiche giovanili e servizio civile universale”. Una scelta coerente con l’agenda politica di stampo fortemente conservatore di un governo maschile che fa politiche maschiliste, e che in poco tempo si è fatto portavoce di una cultura contraria alle donne e alla loro libertà – come dimostrano i provvedimenti in tema di famiglia, genitorialità, separazioni. 

C’è un’Europa che si batte per la libertà delle donne, insomma, e una che fa loro la guerra. E l’Europa che fa la guerra alle donne è la stessa che chiude le frontiere, è un’Europa fatta di governi nazionali e nazionalisti, che nutrono sfiducia nel progetto europeo e nelle sue istituzioni, che parlano alle folle prima ancora di parlare alle persone, che contrastano l’immigrazione in nome di una identità nazionale, minacciano i diritti acquisiti e promuovono una retorica della fertilità e della famiglia tradizionale, mentre fanno tagli al welfare.

L’Europa che vogliamo deve fare di più e meglio.

Abbiamo sempre detto che una politica diversa dovrebbe far leva sulle infrastrutture sociali; non ce n’è traccia nello scontro che ha impegnato per due mesi la politica europea, né quella italiana che ha partorito alla fine una manovra inutile e un compromesso che non è altro che un rinvio, e che lascerà ancora meno spazio di azione alle politiche future. 

Saldare le questioni sociali alla difesa dei diritti civili è la sfida che abbiamo di fronte in questa campagna elettorale. 

Per maggiori informazioni sulla Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere: http://www.europarl.europa.eu/committees/it/femm/home.html

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