Sii gentile quando possibile. È sempre possibile

La GENTILEZZA- disse l’imperatore e filosofo Marco Aurelio-, è la delizia più grande dell’umanità. Nel corso dei secoli altri pensatori e scrittori hanno espresso lo stesso parere. Oggi, invece, molte persone pensano che questa idea sia inverosimile o, quanto meno, molto sospetta. Nella nostra immagine degli esseri umani, la gentilezza non è un istinto naturale: siamo tutti pazzi, cattivi, pericolosi e profondamente competitivi. Le persone sono mosse dall’egoismo e gli slanci verso il prossimo sono forme di autoconservazione.

La gentilezza è diventata un piacere proibito. In un certo senso è sempre rischiosa, perché si fonda sulla sensibilità nei confronti degli altri e sulla capacità di identificarsi con i loro piaceri e con le loro sofferenze. Ma anche se il piacere della gentilezza è rischioso, è una delle cose più appaganti che abbiamo.

La gentilezza ispira diffidenza e le dimostrazioni pubbliche di generosità sono liquidate come moralistiche e sentimentali. Le icone popolari della solidarietà, per fare esempi: – la principessa Diana, Nelson Mandela, madre Teresa – sono adorate come santità o accusate di essere ipocrite.

La maggior parte degli essere umani pensa che la gentilezza sia la virtù dei perdenti. In pochi si chiedono perché tendiamo a essere gentili con gli altri e perché la generosità ci sembra importante. A differenza di quello che succede con un ideale astratto come la giustizia, sappiamo riconoscerla nella maggioranza delle situazioni. Ma proprio il fatto di sapere cosa sia un gesto gentile ci aiuta a evitarlo. Di solito sappiamo cosa fare per essere gentili e ci accorgiamo quando qualcuno è gentile con noi. Ma la gentilezza ci fa sentire profondamente a disagio. Eppure è la cosa che ci manca di più.

Oggi la capacità di farsi carico della vulnerabilità degli altri, e quindi della propria, è diventata un segno di fragilità

La società moderna occidentale rifiuta questa verità fondamentale e mette l’indipendenza al di sopra di tutto. Avere bisogno degli altri è considerato una debolezza. Solo ai bambini, ai malati e alle persone anziane è permessa la dipendenza: per tutti gli altri le virtù cardinali sono l’autosufficienza e l’autonomia. Tutti gli esseri umani, però, sono dipendenti. Anche gli stoici – gli alfieri della fiducia in se stessi – ammettevano nell’uomo il bisogno innato delle altre persone, come portatrici e destinatarie della bontà.

L’individualismo è un fenomeno molto recente.

Eppure la gentilezza continua a esse­re un’esperienza di cui non riusciamo a fare a meno.

È la gentilezza, quindi, che rende la vita degna di essere vissuta: ogni attacco contro la gentilezza è un attacco contro le nostre speranze.

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