Il futuro che vogliamo include le donne

La scarsa partecipazione delle donne alla vita politica è un dato inconfutabile e così come l'economia anche la politica trarrebbe beneficio da un RIEQUILIBRIO della Rappresentanza.

Nella società trentina il potere appare ancora declinato prevalentemente al maschile, e, quindi, non sono tanto le donne che devono cambiare, ma è soprattutto la cultura dominante all’interno del mondo politico che ha bisogno di un forte rinnovamento e di una maggiore apertura alla volontà d'innovare modelli e prassi.

Innanzitutto è necessario un accesso alla politica più democratico e meno legato alle élite maschili.

Ciò presuppone che le donne siano consapevoli che devono avere un ruolo attivo e propositivo e si sostengano VICENDEVOLMENTE.

Consapevoli anche che nessuno cede volentieri il proprio potere e che è necessario conquistarlo e che l’atteggiamento attendista o prudente per non essere tacciate come "ambiziose" è perdente.

Le Nazioni Unite hanno definito la differenza tra il salario medio degli uomini e quello delle donne come: «Il più grande furto della storia». A livello globale, secondo i dati dell’Onu, il «gender pay gap» è del 23%: per ogni dollaro guadagnato dagli uomini, le donne prendono solo 77 centesimi. Un divario che, se non verranno adottate contro-misure adeguate, ci vorranno 70 anni per colmare.

Un recente rapporto della Banca Mondiale dal titolo " Unrealized potential: the high cost of gender equality in earnings" ovvero “Il potenziale irrealizzato: l’alto costo dell’uguaglianza di genere nel reddito” ha evidenziato che le perdite in termini economici ammontano a 23,620$ pro capite. Senza essere economisti, si può facilmente comprendere come già questo sia un danno. Ma ancora più grave è la situazione in prospettiva. Sempre secondo la Banca Mondiale, si sta verificando un altro fenomeno. La ricchezza di un Paese prevede diverse voci: capitale prodotto (investimenti e fabbriche), capitale naturale (foreste, terreni, risorse minerarie…) e il capitale umano (uomini e donne) e le loro capacità. Nelle economie avanzate (paesi OECD) il capitale umano rappresenta la risorsa più importante, circa il 70% della ricchezza. In un precedente studio, la Banca Mondiale aveva già dato conto di come il peso delle componenti della ricchezza stia cambiando e di come il capitale umano diventerà la voce più importante anche in altri Paesi. Secondo le statistiche, le donne contano solo per il 38% del capitale umano, mentre gli uomini per il 62%. Riepilogando, in modo molto semplice: le donne sono escluse dalla produzione di ricchezza perché non fanno parte di quel “capitale umano” che muove l’economia dei paesi avanzati.

Se le donne fossero incluse nel processo produttivo si avrebbe quel 23,620$ di PIL pro capite in più.

La politica può e deve garantire l’ingresso, la permanenza e la realizzazione delle potenzialità delle donne nel mondo del lavoro alle stesse condizioni degli uomini.

Assessori al Lavoro, all’Economia e per le Pari Opportunità dovrebbero lavorare in sinergia per giungere a questo grande risultato.

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