LA COSCIENZA DI SFRUTTATA

Torniamo indietro di quasi cinquant’anni, nel periodo 1969-1970, all’interno della facoltà di Sociologia di Trento, un gruppo di donne, avendo colto la portata rivoluzionaria del pensiero femminista americano, (ops, ancora queste americane?) decise di scegliere, come argomento per una tesi di laurea, lo sfruttamento e l’oppressione della donna in quanto sesso discriminato. Questo gruppo si servì non soltanto degli strumenti della critica sociologica, ma utilizzò soprattutto il contributo delle donne che, in prima persona e partendo dalle loro esperienze personali, faceva esplodere in tutta là sua complessità la reale condizione femminile affrontata dalla Sinistra tradizionale in modo del tutto trascurabile.

Argomento ancora attuale, che ne dite?

Cinquant’anni fa!

Non c’era internet, né lo smartphone e nemmeno l’euro!

Il libro costava 1.800 LIRE

 L’idea centrale della tesi di laurea e, successivamente rielaborata e pubblicata come libro- La Coscienza di Sfruttata- di L. ABBÀ, G. FERRI, G. LAZZARETTO, E. MEDI, S. MOTTA ed. Mazzotta, era che le donne costituiscono una casta all’interno della classe.

“L’appartenenza ad una casta si basa su caratteristiche ben identificabili: per esempio il colore della pelle o il sesso. Alla casta non si può sfuggire proprio perché è impossibile rifiutare la propria condizione biologica. La donna non può smettere di essere donna. Si trova perciò confinata nel vicolo cieco della casta, senza poter scegliere. La coscienza di questa condizione la porta a scoprire il proprio rapporto antagonista con l’uomo. Da sempre l’uomo ha avuto il predominio sulla donna, sia dal punto di vista materiale che ideologico. Nei confronti dei rapporti produttivi, basati sulla funzione economica, che è quella fondamentale, la superiorità dell’uomo è una costante rintracciabile in tutto il corso della storia. È stato ed è così possibile contrabbandare il contributo della donna (produzione e allevamento figli, lavoro domestico, etc.) come fatto naturale, proprio dell’essere donna, quindi al di fuori del rapporto produttivo fondamentale, di riserva, svalutato rispetto al contributo dell’uomo”.

Il libro analizza storicamente questi fattori e mostra come la donna, acquistando coscienza del proprio sfruttamento, diventa l’alleata di tutti gli altri sfruttati, cioè di tutti quelli che come lei, sono stati messi al margine del rapporto produttivo fondamentale. Grazie alla propria «coscienza di sfruttata» la donna viene quindi messa in grado di individuare nel capitalismo la contraddizione ultima e più esplosiva di quel sistema patriarcale che per secoli l’ha relegata nella casta.

 OGGI, care donne, come siamo messe???

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