La violenza sulle donne è un problema culturale

Il 14 e 15 gennaio 2019 a Trento si è tenuto il convegno inaugurale delle Università Italiane in Rete per la Prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (UNIRE),[1] intitolato Gender violence is also a cultural issue!, con la principale volontà di affermare quanto spesso viene solo invocato e quasi mai affrontato nella pratica:

la violenza di genere è sempre se non solo un problema culturale

 lo riconosce lo stesso articolo 14 della Convenzione di Istanbul.

UNIRE ha evidenziato la propria prospettiva internazionale, coinvolgendo studiose e studiosi anche extraeuropei, e sottolineato l’importanza di passare ai più giovani il testimone di una battaglia ancora tutta da combattere, scegliendo per l’inaugurazione una graduate conference cui hanno partecipato 15 studenti di diverse aree disciplinari.

UNIRE ha rimarcato il ruolo fondamentale delle arti nelle azioni culturali a contrasto e prevenzione della violenza di genere, con la performance Kintzugi, cicatrici preziose, la lettura di poesie di Lisa Marchi, e la pittura e ceramica di Riccarda Chisté. Kintzugi rappresenta la donna che subisce violenza come un’agente di profondo cambiamento per tutta la nostra società, colei che con il suo “no” si mostra come un’eroina positiva anziché vittima, un modello di forza e di libertà per chiunque voglia cambiare la cultura patriarcale che nutre la violenza contro le donne.

Due esponenti di rilievo dedite alla piena applicazione della Convenzione hanno arricchito le plenarie: Renate Klein, fondatrice del network europeo Gender and violence, docente in Human Development and Family Studies alla University of Maine, e Simona Lanzoni, seconda vice-presidente del Group of Experts on Action against Violence against Women and Domestic Violence (GREVIO).[2] Con l'intervento Addressing violence against women in a diverse world: four perspectives on culture Klein ha analizzato in dettaglio le diverse sfaccettature della questione culturale in contesti multiculturali. Con il discorso The Istanbul Convention and the prevention of violence: what is the role of the academy?, Lanzoni ha illustrato le aree virtuose e grigie nell’implementazione della Convenzione e marcato l’importanza del coinvolgimento accademico.

Il discorso inaugurale è stato tenuto dalla coordinatrice di UNIRE Marina Calloni, docente di filosofia politica e sociale a Milano-Bicocca, coordinatrice di EDV-Italy Project, contro la violenza domestica, presidente del corso di perfezionamento “La violenza contro donne e minori”, collaboratrice in Senato della “Commissione parlamentare contro il femminicidio”, e rappresentante accademica del “Tavolo per la prevenzione e il contrasto alla violenza contro le donne” della Regione Lombardia. Calloni ha bene illustrato le finalità di UNIRE , sottolineando la

volontà di allargare la rete e favorire la collaborazione tra accademia e settore sociale.

È seguito l’intervento di Michele Nicoletti, docente di filosofia politica all’Università di Trento, che nella precedente legislatura ha rivestito il ruolo di presidente dell’Assemblea del Consiglio d’Europa, adoperandosi per attuare misure politiche di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne fra cui il Premio nazionale per miglior tesi di laurea e dottorato sull’applicazione della Convenzione di Istanbul, che ha coinvolto in Commissione anche Giovanna Covi e Marina Calloni e dalla cui esperienza è nata la rete UNIRE. Le sue parole sono state rivolte agli sviluppi europei del progetto e alla dimensione politico-filosofica dello stesso.

Infine è intervenuta Giovanna Covi, come responsabile dell’Unità di Trento, docente di Studi di genere presso l’ateneo trentino, per ribadire la necessità di 

diffondere e praticare una cultura della nonviolenza.

Fondamentale il ruolo organizzativo assunto da Lisa Marchi, incaricata anche della messa a punto del database di UNIRE, e valido l’aiuto della studente Livia Bellardini. Al Tavolo dedicato alle osservazioni conclusive ha dato un significativo contributo anche Barbara Poggio, pro-rettrice alle politiche di equità e diversità dell’Università di Trento.

Le relazioni hanno affrontato diverse prospettive, la rappresentazione della violenza e la sua concettualizzazione, l’intreccio tra questioni culturali e aspetti sociali, legali e medici, la ricerca di linguaggi e figurazioni capaci di superare gli stereotipi che ostacolano la piena attuazione della parità e del rispetto tra i sessi. Gli approcci adottati e i temi affrontati sono stati molto ricchi e articolati.

Qui potete leggere l’intero articolo di Giovanna Covi

Note

[1] UNIRE, Università Italiane in Rete per la Prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, è un progetto nato nel 2018 dalla collaborazione di numerosi atenei con il Consiglio d’Europa e coordinato da Marina Calloni, Università di Milano-Bicocca. Attualmente coinvolge gli atenei di Calabria, Foggia, Milano Bicocca, Milano Policlinico, Milano Cattolica, Padova, Trento, Trieste e l’Osservatorio interuniversitario sugli Studi di genere, Parità e Pari opportunità di Roma. L’obiettivo di UNIRE è la costituzione di un network accademico nazionale, e in prospettiva europeo, rivolto a educazione, formazione, ricerca, e valorizzazione di migliori pratiche nel contrasto alla violenza sulle donne.

[2] GREVIO è il gruppo di esperti/e sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, è un organismo indipendente del Consiglio d’Europa responsabile del monitoraggio dell’attuazione della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne e della violenza domestica, ratificata dal governo italiano nel 2013.

Nessun commento ancora

Lascia un commento