Partecipazione femminile e politiche di genere in Italia

Nel  maggio scorso  si è svolto a Roma il laboratorio promosso dagli Stati Generali delle Donne, associazione nata nel 2013 sotto la guida di Isa Maggi.

L’obiettivo era quello di chiamare all’appello tutte le donne che hanno voglia di partecipare attivamente alla vita politica e dialogare con quelle che hanno già avuto esperienza nel settore, per riflettere sull’importanza di una maggiore presenza delle donne in politica.

Tra le conclusioni e i dati presentati, in particolare:

“È importante che le donne facciano rete: occorre uscire dai recinti delle proprie categorie,per cercare di dare, ognuna secondo le proprie competenze e attività, un contributo significativo alla battaglia per le pari opportunità.

La presenza stessa delle donne, soprattutto nei ruoli di gestione della cosa pubblica, ha una capacità trasformativa, grazie anche al pragmatismo che caratterizza il loro agire.

Ma per quale motivo l’Italia ancora non riesce ad esprimere in politica una leadership femminile? 

 Sicuramente incide molto quel retaggio culturale e storico che caratterizza il contesto italiano, perché le donne sono meno radicate, essendo entrate a fare politica da meno tempo rispetto agli uomini.

La politica, rappresenta il punto debole per le donne in Italia, come dimostrano diversi report a livello internazionale. Nell'indice di uguaglianza di genere fornito dallo European Institute for Gender Equality, in una scala che va da 1 (nessuna uguaglianza) a 100 (massima uguaglianza) l’Europa si posiziona a 52,9. Le punte di eccellenza sono rappresentate da paesi scandinavi con la Svezia a 74,2. L' l'Italia invece si posiziona a 41,1. Ma se ci focalizziamo sul potere politico, scendiamo immediatamente a valori inferiori al 20.

Un altro indice molto significativo è quello fornito dal World Economic Forum attraverso il Global Gender Gap: l'Italia si posiziona qui al cinquantesimo posto su 144 paesi, ma se si analizza in modo disaggregato il dato della partecipazione politica, si posiziona al 25esimo posto: ancora una volta la politica è il nostro punto debole.

Anche se l'Italia ha un Pil di tutto rispetto siamo sempre il fanalino di coda per quanto riguarda le questioni di genere. Questo non si giustifica, i nostri mezzi finanziari dovrebbero dare anche la spinta per attuare gli investimenti asupporto delle donne.”

In conclusione: quello che emerge da diversi spunti è che in molti settori, e soprattutto in politica, le conquiste per le donne non durano per sempre: vanno continuamente alimentate e stimolate, soprattutto attraverso una sempre maggiore e migliore presenza all’interno delle istituzioni.

Fonte e articolo completo:

http://www.ingenere.it/articoli/donne-che-partecipano-spunti-da-stati-generali

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