PER I FEMMINICIDI SERVONO MISURE DI PREVENZIONE IMMEDIATE

"Il sistema di protezione è ancora troppo fragile". Così Lella Palladino, presidente della rete nazionale dei centri antiviolenza D.i.Re (Donne in rete contro la violenza), commenta il femminicidio compiuto a Cisterna di Latina dal carabiniere che ha ferito gravemente la moglie e ucciso le due figlie, prima di togliersi la vita.

"Nonostante le cinque ore di negoziato con la polizia che aveva circondato l’appartamento della moglie in cui si era barricato, stavolta a perdere la vita sono state anche le due figlie" commenta Palladino. "È ormai assodato che il momento in cui una donna decide di separarsi è un momento critico, quello in cui più frequenti sono le reazioni violente e il femminicidio", sottolinea Palladino. Nei casi di violenza domestica, infatti, contrariamente alle speranze di molte donne e alle aspettative sociali in propositola separazione rappresenta un momento di particolare rischio. Le ricerche internazionali mostrano che una donna separata corre un rischio di violenze da parte del partner di trenta volte maggiore rispetto a una donna sposata e se divorziata di nove volte maggiore. Tre donne su quattro continuano a subire violenza dall’ex partner anche dopo la fine della relazione. I dati mostrano che la violenza spesso non s’interrompe quando la coppia si separa e anzi, soprattutto se ci sono minori, continua e può aggravarsi dopo la separazione.

Le misure che permettono di limitare i contatti, allontanare gli uomini violenti e proteggere le donne e i figli ci sono, ma sono difficili da applicare, al punto che spesso è troppo tardi, ricorda Palladino.

"Chiediamo che vengono applicate le misure di protezione esistenti. Non servono innalzamenti della pena quando ormai la donna ha perso comunque la vita", continua Palladino.

"Servono efficaci misure di prevenzione da applicare immediatamente, nel momento stesso in cui una donna avvia una separazione legale da un uomo violento, o nel caso in cui il marito o ex compagno cominci a perseguitarla".

L’Associazione Nazionale D.i.Re “Donne in Rete contro la violenza”, è la prima associazione italiana a carattere nazionale costituita  nel  2008, di centri antiviolenza non istituzionali e gestiti da associazioni di donne, che affronta il tema della violenza maschile sulle donne secondo l’ottica della differenza di genere, collocando le radici di tale violenza nella storica, ma ancora attuale, disparità di potere tra uomini e donne nei diversi ambiti sociali.

Per conoscere l’associazione D.i.Re. : https://www.direcontrolaviolenza.it/

2 Risposta

  1. Le parole invece ci sono ma si fa ancora fatica ad usarle: femminicidio, femicidio, violenza di genere. La violenza maschile contro le donne va nominata per quella che è: violenza degli uomini contro donne che si rifiutano di agire secondo le loro aspettative, violenza di uomini che non accettano di essere lasciati e che arrivano a infierire sui figli, vittime collaterali del femminicidio, pur di punire le loro compagne, colpevoli solo di voler vivere in modo libero, autonomo, autodeterminato. La violenza sulle donne va affrontata come un fenomeno strutturale alla nostra società, radicato in una cultura ancora impregnata di stereotipi, pregiudizi e credenze che ancora vogliono il genere femminile sottomesso a quello maschile. Anche quest’anno il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna celebra la Giornata internazionale della donna diffondendo i dati relativi al 2017. Rilevazioni e ricerche che servono a monitorare il fenomeno della violenza e a misurarne l’entità. I centri antiviolenza che hanno preso parte alla rilevazione del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna nel 2017 sono stati 14, uno in più rispetto all’anno precedente (l’UDI di Bologna).
    • Helianthus
      Condivido TOTALMENTE. Infatti, ieri mattina eravamo in un Istituto Comprensivo a parlare di femminicidio e di violenza maschile sulle donne alle ragazze e ai ragazzi delle classi prime.

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