LE ASSAGGIATRICI

E’ una storia semi sconosciuta, almeno in Italia, una piccola parte della storia del nazismo di cui si sapeva poco o nulla, quella in cui s’imbatte la scrittrice Rosella Postorino: l’esistenza di un gruppo di giovani donne tedesche arruolate per assaggiare i piatti del Führer. Racconta la scrittrice di essere “inciampata” nella storia di Margot Wölk per caso, nel settembre del 2014, leggendo un trafiletto su una testata italiana. Narrava di una donna di novantasei anni che per tutta l’esistenza aveva nascosto di aver lavorato per Hitler, quando era giovane, e per la prima volta lo confessava. Dopo che la sua casa era stata bombardata, era fuggita da Berlino per rifugiarsi a Gross-Partsch, un paese di campagna nella Prussia orientale, dove vivevano i genitori di suo marito, impegnato al fronte. Il villaggio, purtroppo, era molto vicino alla tana del lupo, il quartier generale di Hitler mimetizzato nella foresta, e dietro indicazione del sindaco, fervente nazista, lei fu reclutata dalle SS per assaggiare, assieme ad altre donne, i pasti del Führer, così da verificare che non fossero avvelenati.  Da questo seme iniziale, e dopo approfondite ricerche, è nato l’avvincente romanzo:

Le Assaggiatrici

La protagonista è Rosa Sauer che nel 1943, assieme ad altre nove «ancelle» che all’inizio si guardano tra di loro in cagnesco, viene condotta ogni giorno nella tana del lupo per assaggiare i piatti preparati dal cuoco e scongiurare, così, ogni possibile tentativo di avvelenamento.

Le assaggiatrici è un romanzo che resta, fino all’ultima pagina, sul confine fragilissimo che, soprattutto in certe situazioni estreme, separa chi è colpevole da chi è, suo malgrado, complice. E la domanda che solleva è quella che insegue l’uomo dall’inizio dei tempi:

«Che cosa sei disposto a fare, pur di sopravvivere?».

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