Donne che danno i numeri

Adoriamo i NUMERI, le STATISTICHE  e tutto ciò che viene misurato e analizzato. Perché, nulla come i  NUMERI e le STATISTICHE, evidenziano lo stato impietoso di certi fenomeni.

Di seguito un breve riassunto dell’articolo di Giovanna Badalassi per sostenere la battaglia dei “numeri” e, in particolare per sostenere le STATISTICHE SOCIALI e di GENERE.

-Gli italiani, si sa, sono un popolo di umanisti e fini linguisti. Abbiamo un non so che di genetico che ci tiene a debita distanza dai numeri e, orrore, dalle statistiche. Ho visto fior di assessori, funzionari e dirigenti impallidire di fronte a istogrammi, prospetti, tabelle. Un bisbiglio imbarazzato: “Sai..io e i numeri..non ..”. Mio marito, per farmi accettare dagli amici, spiega il mio lavoro con un: “Mia moglie fa le torte”, molto più rassicurante per tutti, anche se le mie torte statistiche non prevedono uova e burro. E insomma, ho la chiara consapevolezza che una donna che fa statistica non è proprio la cosa più glamour che ci sia, e me ne sono fatta una ragione.

Epperò.

Se parliamo di cose serie, come ogni tanto capita qui a Ladynomics, dobbiamo dirci con chiarezza che le statistiche, soprattutto quelle sociali e di genere, sono indispensabili per affrontare e risolvere politicamente qualsivoglia problema.

Come diceva un GURU del management: non si può gestire quello che non si può misurare e non si può misurare quello che non si può descrivere.

Non si può quindi governare assolutamente nessun fenomeno, nessun problema o evento se non si hanno delle chiare e corrette chiavi interpretative legate ai numeri. Come si possono affrontare i più gravi problemi sociali con strumenti e strategie adeguate se non li possiamo descrivere con i numeri?
Solo le statistiche sono infatti in grado di circoscrivere l’esatta dimensione del problema e dare indicazioni sulla forza politica ed economica che occorre impiegare per affrontarlo. Va da sé che, quando si tratta di numeri che interessano le cose e il patrimonio, roba molto da uomini, non si lesina nelle informazioni. Provate invece a cercare di sapere quante sono le donne povere oggi in Italia, come vivono, perché sono povere, che livello di istruzione hanno, com’è la loro famiglia. Troverete ben pochi dati. Quando si parla di descrivere con i numeri le persone, uomini e donne, la loro vita, la loro esistenza, i loro problemi, la statistica pubblica improvvisamente annaspa.

Un’operatrice dei centri antiviolenza ha detto una volta ad un convegno:

ho assistito donne vittime di violenza a partire dai primi anni 70, ma è solo con la prima indagine Istat sulla sicurezza delle donne del 2006 che anche io ho capito la reale portata e gravità di questo fenomeno, prima ho sempre pensato che il mio fosse un punto di osservazione marginale nella società”.

Ecco, se in questi ultimi anni il tema della violenza sulle donne, ad esempio, ha conosciuto tanto interesse mediatico, è stato anche grazie a questi numeri che hanno permesso di capire la portata di un fenomeno che ancora oggi interessa un terzo delle donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito violenza almeno una volta nella vita.

Anche se possono essere barbose (ma credetemi, se le conoscete non lo sono mai), le statistiche, sia sociali che di genere, sono quindi fondamentali per poter sviluppare politiche adeguate-.

Potete leggere l’intero articolo:

http://www.ladynomics.it/home/quando-dare-i-numeri-fa-bene-alle-donne

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