Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza

L’11 febbraio si celebra la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza.

Istituita nel 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la giornata ha lo scopo di sensibilizzare e invitare gli Stati membri, le università, la società in generale

 “a promuovere la piena ed equa partecipazione di donne e ragazze nelle scienze, in materia d’istruzione, formazione, occupazione e processi decisionali”.

 Perché se ricerca e innovazione sono decisive per affrontare le grandi sfide globali (salute, sostenibilità, cambiamenti climatici…), è miope non valorizzare tutti talenti, maschili e femminili.

Ha senso una Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza?

Le varie giornate internazionali ovviamente non risolvono la questione, ma contribuiscono a dare visibilità, a diffondere consapevolezza e a bucare la cortina di silenzio, in questo caso, su una situazione che non penalizza solo le donne e le carriere femminili, ma più in generale il progresso della ricerca.

Nel corso degli anni, grazie anche a una crescente sensibilizzazione, è aumentata la partecipazione delle ragazze agli studi nei campi tecnologici. Attualmente, in Italia e in Europa, il numero di studentesse supera il 50%, in particolare nelle scienze più “soft” come quelle biologiche e mediche, e nella matematica (anche perché viene spesso vista propedeutica a un lavoro didattico nelle scuole), ma sono ancora meno del 20% in facoltà più “hard” come ingegneria.

Lentamente i contributi delle donne alla scienza vengono riconosciuti, ma resta sicuramente il problema delle carriere. Se il numero delle ricercatrici universitarie, il primo gradino professionale, si può dire del 50%, le opportunità calano a piramide salendo verso le promozioni. Il numero di professori ordinari nelle STEM è inferiore per le donne rispetto agli uomini, per non parlare di posizioni apicali come direzioni di dipartimento e rettorati.

Eppure, dove le donne arrivano all’apice, le istituzioni rendono altrettanto se non di più.

Un altro punto importante su cui scendere in campo è quello degli stipendi. Le donne, a parità di posizione, guadagnano meno. Anche nell’ambito di contratti collettivi alle donne si finisce per dare il minimo, e poche o nessuna “premialità” o incentivi, facendo leva sul fatto che hanno meno propensione alla contrattazione.

Appuntamenti in varie città italiane.

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