La posta del cuore: gli uomini più in difficoltà

Siamo sempre più una società naufraga dei sentimenti. Sentimenti intesi come affinità, complicità, intimità e relazioni umane complete, condite di dialoghi, confronti e parole confortanti. Se la Gran Bretagna ha deciso d’istituire un Ministero della Solitudine, grazie alla nuova posizione dell’esecutivo, creata da Teresa May che ha definito l’isolamento “una triste realtà della vita moderna per troppe persone, ” anche in Italia si assiste ad uno sterminato deserto sentimentale che coinvolge donne, ma soprattutto uomini che prendono carta e penna per dichiarare tutte le loro PENE D’AMORE!

Non ci sono più punti di riferimento e tutte le regole che valevano in passato, sembrano essere state spazzate via dalle nuove dinamiche di ruolo nella società. Abbiamo voluto e votato per il divorzio, ma non accettiamo l’idea che quasi sempre i rapporti a due hanno una data di scadenza. Soprattutto gli uomini sembrano incapaci di accettare un mondo in cui non sono più loro a far girare la bussola e in cui le donne hanno capito che possono vivere benissimo anche senza di loro. La famiglia patriarcale è dura a morire, ma le donne hanno acquistato un’autonomia economica e, spesso, sono un passo avanti nella carriera e nel conto in banca rispetto agli uomini. (o gli uomini non sono proprio così bravi a fare i CONTI?)

Uomini che non sopportano di stare un passo indietro alle loro donne e che non tollerano la loro indipendenza e il loro potere, la forza di fare quello che vogliono, compreso lasciarli.

Il dolore maschile che emerge dalle Poste del Cuore non riguarda solo la perdita dell’amore, ma anche del ruolo e dell’antica consuetudine di aggrapparsi ad un matrimonio, alla famiglia, come ad un’ancora, salvo poi fare qualche bracciata fuori dal letto nuziale. (ma… non si chiamavano CORNA?)

Anche le donne navigano a vista in acque agitate, perché, spesso, non hanno la forza d’imporsi con i compagni e i figli. Continuano così a fare mille cose, senza delegare agli altri (lavoro domestico, di cura e di assistenza non retribuito!)  imbracciando una vera lotta con sé stesse che scontano con crisi depressive e d’infelicità.

Così finisce l’amore e si comincia la guerra…

E che succede poi, quando si riesce ad evadere, magari innamorandosi di nuovo? Succede che si viene colpiti da un’amnesia selettiva e si dimentica di aver pensato e dichiarato – Ah, la prossima volta sarò più cauto!- credendo anche nel miraggio del lieto fine.

Non sarà che le FAVOLE di un tempo ci hanno proprio rovinato?

http://www.corriere.it/esteri/18_gennaio_17/ministero-la-solitudine

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