Piu’presenza femminile nelle Task Force del governo

Al tempo del coronavirus, è stata creata una “nuova” Task Force per far  RIPARTIRE l’Italia.

Nella nuova task force sono state inserite 4 componenti femminili su 17:

Raffaella Sadun,docente di Business Administration alla Business School di Harvard

Mariana Mazzucato, 51 anni, economista romana, direttrice e fondatrice dell’Institute for Innovation and Public Purpose presso l’University College London

Filomena Maggino, professoressa di Statistica sociale all’Università di Roma «La Sapienza»

Elisabetta Camussi, professoressa di Psicologia sociale all’Università degli Studi di Milano «Bicocca».

Decisamente troppo poche per rappresentare i bisogni di metà della popolazione del paese.

Anche noi aderiamo, con nome e cognome,  a

#Datecivoce

lettera della società civile indirizzata al premier per dare voce e rappresentanza a quella metà del Paese che insieme agli uomini, e forse più degli uomini in alcune dimensioni, ha lottato, sopportato, subito, sperato e disperato. E che può dare molto.

Per firmare scrivere a datecivoce@gmail.com con nome e cognome

Riproponiamo qui il testo della lettera, sperando che anche voi avrete voglia di firmarla, mandando una mail a datecivoce@gmail.com con il vostro nome e cognome

Lettera indirizzata a Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio e al Governo. Per conoscenza a Vittorio Colao e ai componenti della “task force” per la ricostruzione.

L’emergenza COVID-19 ha messo in evidenza la forza ma anche la difficoltà del ruolo delle donne oggi in Italia. L’impegno in prima linea di infermiere, dottoresse, ricercatrici e farmaciste si è rivelato infatti da subito indispensabile per il nostro Paese, così come si sono rivelate determinanti per la tenuta sociale e la vita quotidiana le insegnanti, le volontarie, le lavoratrici, operaie e non, dei settori essenziali, dall’alimentare al sociosanitario, all’informazione, ai servizi pubblici.

Nelle famiglie, le donne si sono inoltre spese senza risparmio nell’accudire, curare, tranquillizzare, sedare le ansie degli altri oltre che le proprie, affrontando le nuove difficoltà di un lavoro di cura già abitualmente pesante e condizionante. Accanto a loro tutte le donne immigrate che sono presenti in tanti modi nella nostra società. Le donne hanno anche sofferto molto, certo per i lutti, la perdita del lavoro o per le preoccupazioni economiche, ma pure come vittime di quella violenza domestica che il confinamento ha solo peggiorato. Le donne, insomma, ci sono state in questa crisi, e hanno lottato, sopportato, subito, sperato e disperato. Insieme agli uomini, e forse, in alcune dimensioni, anche più degli uomini. Tutto questo, purtroppo, non ha trovato un’adeguata rappresentazione nei centri di decisione pubblica e collettiva.

Da più parti è stata osservata la mancanza di una adeguata presenza femminile tra i protagonisti politici e scientifici della crisi, rilevata in numerose occasioni, non ultima la nomina della Task force governativa composta da uomini per l’80%. Tra poco ci sarà il momento di ricostruire il Paese. Di certo, occorrerà affrontare enormi problemi economici, sociali, culturali, ci sarà bisogno di risollevare una popolazione disorientata, preoccupata, insicura.
Molti dovranno affrontare problemi di salute mentale e depressione legati sia alla gestione emotiva di una situazione così difficile sia alle preoccupazioni di carattere economico. Ci sarà quindi un enorme bisogno di cura che andrà affrontato con la stessa attenzione riservata all’economia, con competenze specifiche, senso di responsabilità e anche un sano “senso pratico”.

La crisi COVID-19 ha insegnato infatti come i problemi sociosanitari siano in grado di condizionare l’economia e viceversa. La ripartenza dovrà quindi avere questa maggiore attenzione, con il coraggio di sradicare i nostri meccanismi di riferimento, di avere uno sguardo nuovo nei confronti della scienza, della salute, della economia, della cultura, e della sostenibilità. In questo senso, il concetto di “cura”, storicamente relegata a dimensione domestica e familiare, deve quindi assurgere oggi come categoria interpretativa e salvifica del mondo, sia che si parli di persone, di economia, di scienza o di ambiente. In questa riscoperta di un nuovo approccio alla cosa pubblica, la voce di noi donne va ascoltata e considerata ad ogni livello decisionale. Non è un caso, ad esempio, che nei Paesi a guida femminile ci sia stata una risposta alla crisi COVID-19 mediamente più efficace, accompagnata a un’attenzione dichiarata al benessere psicologico e alla comunicazione, intesa anche come dialogo con i bambini e le bambine. Si è trattato infatti di un approccio femminile nato spontaneamente da chi questo tipo di cura l’ha praticata per secoli. Secoli in cui ci siamo emancipate, rompendo gli stereotipi in cui eravamo ingabbiate, ricoprendo via via incarichi sempre più importanti nella società, grazie alle nostre competenze, al forte senso di responsabilità e alla capacità di risolvere problemi pratici, spesso pagando un prezzo alto sia in termini personali che professionali. Una maggiore presenza femminile nei consessi politici ed economici nei quali si deciderà il futuro del Paese è quindi nell’interesse di tutti, e va riconosciuta: per il ruolo che abbiamo avuto e avremo nella crisi COVID-19 e per il diverso sguardo che sappiamo offrire, anche grazie a solide competenze che sono oramai sotto gli occhi di tutti e che non si possono davvero più ignorare.

La task force “Donne per un Nuovo Rinascimento”, promossa dalla Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, è una iniziativa a cui guardare con apprezzamento, purché non sia l’ennesima iniziativa delle donne per le donne, ma un progetto delle donne per il Paese. Tuttavia, non basta. Chiediamo quindi che fin da ora, all’interno delle Commissioni e delle Task Force costituite e da costituirsi, si valorizzi il talento femminile e che sia inserito un adeguato numero di donne capaci commisurato alla rappresentanza femminile di questo Paese, che è la metà della popolazione. Quattro donne su diciassette, infatti, non solo è un mancato riconoscimento al patrimonio di competenze femminili, ma non offre nemmeno una rappresentazione della nostra Italia.

Vi abbiamo dato ascolto, ora #datecivoce

Per firmare scrivere a datecivoce@gmail.com con nome e cognome

FONTE : https://www.ladynomics.it/datecivoce/

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