Grazia Deledda è, ancora oggi, l’unica scrittrice
italiana ad aver ricevuto il Nobel della letteratura.
Quando ritirò il noto premio, Grazia Deledda aveva 55 anni
e la sua fama aveva ormai oltrepassato i confini del “continente”.
Era nata a Nuoro il 28 settembre 1871,
quinta di sette tra figli e figlie di una famiglia benestante. Dopo aver
frequentato le scuole fino alla quarta elementare, Grazia Deledda proseguì gli
studi con un precettore dal momento che al tempo, anche in Sardegna, le ragazze
non frequentavano le scuole superiori. Di fatto la sua formazione, soprattutto
letteraria, è stata da autodidatta.
Di carattere quieto e trattenuto, la sua giovinezza fu
segnata da una serie di tragedie famigliari molto dolorose: il fratello
maggiore abbandonò gli studi e divenne un alcolizzato, il più giovane, Andrea,
fu arrestato per piccoli furti. Il padre morì per una crisi cardiaca quando
Grazia Deledda aveva soltanto 21 anni e la famiglia dovette affrontare
difficoltà economiche.
Quattro anni più tardi morì
anche la sorella Vincenza.
Nel frattempo, però, la giovane sarda aveva iniziato a scrivere. Pubblicò la sua prima novella nel 1886, all'età di quindici anni, su un giornale nuorese. Due anni dopo cominciò a collaborare con varie altri giornali e riviste, prima sarde e poi romane, di non particolare levatura. Poi pian piano, incomincia a diventare più nota e apprezzata.
Grazia Deledda,
nata e cresciuta a Nuoro, voleva fortemente scrivere.
E per questo, nel 1900, partì dalla sua terra per trasferirsi a Roma con il marito Palmiro Madesani, che per lei aveva lasciato il suo “posto fisso” come funzionario del Ministero delle Finanze per diventare il suo agente letterario. Palmiro Madesani, che non era un poeta, come lei non era bella (così scrive Grazia stessa in una lettera), la amò al punto da diventarne il principale sostenitore.
E di sostenitori
Grazia non ne aveva tanti.
All’epoca in cui aveva cominciato a muovere i
suoi primi passi nella scrittura non era ben vista né dai suoi concittadini nè
da molti tra i suoi stessi colleghi. Tra i primi ad incoraggiarla, lo scrittore Enrico Costane apprezzava il
talento e la vivacità narrativa, ma tanti nell’ambiente letterario guardavano
con sospetto a quella donna apparentemente incolta, che da autodidatta si
approcciava alla scrittura, che proveniva da una Sardegna ancora poco
apprezzata, ma che, instancabilmente, stava dando vita a racconti destinati a
trovare esiti fecondi nel romanzo, nel teatro, nel cinema.
Lo scrittore MarioCiusa Romagna racconta che quando Grazia, diciassettenne, aveva
inviato alla rivista romana “Ultima moda” la novella “Sangue sardo”, pubblicata nel 1888, nel paese lo
scandalo fu grande.
Persino in chiesa, durante la messa, il prete
Virdis aveva tuonato dal pulpito: «Farebbe bene a pregare chi invece si diletta
nello scrivere per i giornali storie scostumate!». E questo pensiero, secondo
Ciusa Romagna, non si discostava da quello dei critici letterari che non
amavano la Deledda perché “ella non tendeva ad altro che a rivelare un mondo
arcaico, un mondo lontano, un mondo vecchio.” Un pregiudizio, in effetti, che
accompagnava la scrittrice da sempre e che forse tende ancora a non scomparire.
E poi, finalmente, e in maniera del tutto inaspettata, arrivò il Premio Nobel. Era un freddo 10 Dicembre del 1927 quando Grazia Deledda riceveva a Stoccolma il Premio Nobel per la Letteratura.
«Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che
ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e
che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano»
questa la motivazione del premio,
che sottolinea la volontà di Grazia di rappresentare la vita partendo dalla sua
esperienza sarda e non quella di stereotipare un’isola e i suoi abitanti.
Ma, a differenza di altri Premi Nobel (Carducci nel 1906 e Pirandello nel 1934), la candidatura di Grazia Deledda fu favorita non dagli italiani bensì da un gruppo d’intellettuali svedesi.
E per la seconda
volta nella storia del Premio, a vincerlo era una donna (prima di leila svedese Selma Lagerlöf).
All’epoca nessuna donna italiana
aveva mai vinto il Premio Nobel e poche erano le donne che, in generale,
riuscivano ad emergere in una società di uomini.
Ma lei ci riuscì.
Lei che aveva “vissuto coi boschi,
i venti e le montagne” e che avrebbe portato per sempre con sé la sua Sardegna,
affrontando ampi consensi ma anche aspre critiche.
Grazia Deledda si spegne nell’agosto del 1936 e ad oggi rimane l’unica donna italiana ad aver vinto il Premio Nobel per la letteratura.
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