Sorella, io ti credo!

E’ la verità. C’è bisogno anche di loro, delle suore di clausura di un convento basco- in Spagna – che intervengono CONTRO la sentenza di Pamplona che ha condannato a soli 9 anni di carcere cinque ragazzi sivigliani, tra i quali un poliziotto della Guardia Civil, che hanno violentato una ragazza durante la corsa dei tori a Pamplona nel 2016. La denuncia, forte e chiara, delle suore arriva via facebook dove proclamano il diritto delle donne a vivere liberamente senza essere giudicate. Le suore scrivono di vivere in clausura, d’indossare abiti lunghi fino alle caviglie, di non uscire la notte, non bere, non andare a feste e di aver fatto voto di castità. Ma che l’aver fatto questa scelta non le rende né migliori, né peggiori di altre, anche se, paradossalmente, rende loro più libere e felici di tanti. E scrivono ancora:

E proprio perché è una scelta LIBERA, difendiamo in tutti i modi il diritto di tutte le donne a fare liberamente il contrario senza che siano giudicate, violentate, minacciate, assassinate o umiliate per questo

Così, velocemente, e grazie ad un’indignazione generale, si è mossa la marea femminista spagnola che si è mobilitata in pochissimo tempo, come già in passato aveva dimostrato di saper fare, confermando la capacità di una presenza permanente sui territori. In strada sono scesi anche gli uomini, tanti e tante uniti per organizzare un NO compatto a un verdetto che non riconosce la verità, non fa giustizia. Affermare “Sorella, io ti credo” significa dimostrare di non accettare che si annacqui e si sminuisca la violenza mai, in nessun caso, significa che il dominio della violenza “machista” ha i giorni contati, perché la comunità non lascerà spazio a questi individui e a chi li giustifica.

Risultato dopo le mobilitazioni? Il ministro dell’Istruzione e portavoce del governo di Madrid, Inigo Mendez de Vigo, ha dichiarato che una riforma del Codice penale spagnolo in materia di violenza sessuale è una PRIORITA’.

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