L’archeologa Marija Gimbutas

Marija Gimbutas, fu archeologa e linguista lituana e ha introdotto nuovi punti di vista nell’interpretazione della mitologia. Studiò le culture del neolitico e del bronzo nell’antica Europa. Marija Gimbutas nacque nel 1921 a Vilnius in Lituania il 23 gennaio, da genitori medici entrambi che nel 1918 avevano aperto il primo ospedale di Vilnius ed entrambi attivi politicamente per la difesa del patrimonio culturale lituano.

I suoi lavori furono pubblicati tra il 1946 e il 1971 e introdussero nuovi punti di vista nell’ambito della linguistica e riguardo all’interpretazione della mitologia.

La pionieristica ricerca archeologica di Gimbutas, che si è concentrata sulle società europee neolitiche (6500-3500 a.c.), ha portato alla fondazione di un nuovo campo interdisciplinare, l’archeomitologia e ad una nuova rivoluzionaria comprensione delle credenze, dei rituali, dei simboli e delle strutture sociali di queste prime società.

Negli archivi di OPUS, all’università di Santa Barbara in California, Marija Gimbutas viene ricordata come

“professore emerito dell’UCLA, che ha contribuito a quello che è considerato uno dei più significativi momenti di svolta accademica negli studi delle donne con il suo lavoro archeologico e filosofico sulla cultura e la religione neolitiche. Archeologa lituano-americana, è nota soprattutto per le sue ricerche sulle culture neolitiche e dell’età del bronzo della ‘vecchia Europa’, un termine che lei stessa ha introdotto.”

Grazie al suo lavoro, e alle sue origini lituane, che, come lei spiegava, si basavano sulla connessione con la Terra e con i cicli naturali, in cui i fiumi e le foreste erano sacri, la Gimbutas iniziò a interpretare ogni scavo con le sue competenze non solo archeologiche, ma anche antropologiche, linguistiche e mitologiche. Nei suoi straordinari libri, che sono un compendio delle sue scoperte e comprensioni, ella dimostra e documenta il ritrovamento di migliaia di statuette e figure femminili, con vari oggetti correlati, appartenenti a una divinità femminile che ella chiama “Grande Dea”.

LE EVIDENZE ARCHEOLOGICHE SUL RUOLO DELLA DONNA

L’archeologa descrive le abitazioni e le culture neolitiche, in cui le donne hanno goduto rispetto, riconoscimento e prestigio, a partire dal paleolitico, fino all’inizio dell’Età del Bronzo. Si trattava di comunità agricole, dove le persone collaborano e vivevano in pace, senza distinzioni di ceto, prendendo decisioni in modo comunitario. I villaggi non erano dotati di mura, e le comunità si frequentavano tra loro.

Le donne erano sacerdotesse, conoscevano il potere curativo e nutritivo di erbe e bacche, erano artiste, dipingevano grotte, creavano ceramiche e le decoravano, suonavano i tamburi, erano connesse al culto delle acque e celebravano cerimonie legate agli eventi ciclici astrali. La Gimbutas trovò numerosi manufatti, tra cui moltissime sculture femminili, e notò simboli ripetuti, che suggerivano un possibile significato religioso, che andava oltre alle funzioni legate alla fertilità e alla maternità. La Grande Dea, rappresentata nei ritrovamenti archeologici, rappresentava l’unione di tutte le cose naturali, delle energie della terra, della vita animale e vegetale: una Grande Madre Cosmica.

L’informazione, forse, più importante in assoluto, che Marija Gimbutas ci ha fornito, è che sul pianeta Terra, fin quando la donna è stata rispettata e onorata, non è mai esistita la guerra. In tutti i ritrovamenti archeologici preistorici, infatti, non esistono segni di combattimenti, e le sepolture riguardano morti naturali, o avvenute per incidenti dati dalla vita di quel tempo.

Marija Gimbutas ha dedicato l'intera sua vita a mettere insieme testimonianze per far conoscere quella metà di storia taciuta e ha dovuto lottare per farla riconoscere al mondo intero, attraverso le testimonianze trovate. Ha avuto il grande merito di sottolineare l'importanza di ciò che “non è rappresentato nell'arte neolitica”, cioè la mancanza d’immagini idealizzanti il ​​potere armato, un potere basato sulla crudeltà e la violenza.

È grazie al lavoro di Marija Gimbutas che abbiamo delle chiavi di lettura di un passato che non ci è stato restituito ma che possiamo riscoprire.

L’UNESCO, riconosce Marija Gimbutas come una dei personaggi di spicco cui tributare pubblico riconoscimento internazionale per i meriti ottenuti nel campo della conoscenza e lo sviluppo culturale dell’umanità, ed ha inserito la data della sua nascita tra le sue commemorazioni per il 2021.

Marija Gimbutas è morta a Los Angeles nel 1994

Fonte immagine: illustrazione di Giulia Capponi per Calendaria 2021

Fonti consultate:

https://www.autricidicivilta.it/simposio-per-celebrare-il-centenario-della-nascita-di-marija-gimbutas-16-18-luglio-2021

https://www.toponomasticafemminile.com/sito/index.php/iniziative/calendaria/calendaria-2021/15-iniziative/9725-calendaria-2021-marija-gimbutas

https://www.armoniedonnebologna.it/grande-dea/in-memoria-di-marija-gimbutas-1994-2014/

https://www.unive.it/pag/fileadmin/user_upload/dipartimenti/DSLCC/documenti/DEP/numeri/n36/15_Gimbutas.pdf

http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/marija-gimbutas/

https://www.lrt.lt/en/news-in-english/19/1128593/anniversaries-of-vilna-gaon-and-marija-gimbutas-included-into-unesco-list

https://www.archaeomythology.org/marija-gimbutass-centenial/

https://www.donnecultura.eu/?p=8229

https://valeriapisano.com/in-principio-era-donna/

https://it.wikipedia.org/wiki/Marija_Gimbutas

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