30.09.2023
Donne e lavoro | Varie

Le donne in Italia sono più istruite degli uomini

Le donne in Italia sono più istruite degli uomini.

Non è un dato aleatorio e  nemmeno una sensazione.

Da qualche tempo si calcola, si stima e si conteggia tutto. E, dal momento che le donne rientrano nel quadro delle statistiche, allora si conteggiano anche le donne nei vari ambiti della società, compresa l’istruzione e la formazione.

Per fortuna.

Si fà per dire.

Perchè quando leggiamo di numeri e statistiche che riguardano le donne, che hanno fatto enormi passi  avanti sul fronte dell’istruzione e della formazione negli ultimi anni, non si può rimanere indifferenti.

Ancora oggi, nel 2023, le donne, in Italia, hanno un tasso di occupazione molto più basso di quello degli uomini ed è uno dei tassi di occupazione femminile più bassi dei paesi dell’Unione Europea.

 

L’ultimo report Istat sui livelli di occupazione fornisce una panoramica sulla situazione in Italia e sulla differenza percentuale di laureati tra maschi e femmine.

 

Donne più istruite e meno occupate: i divari si riducono al crescere del titolo.

 

Le donne in Italia sono più istruite degli uomini: il 65,3% ha almeno un diploma (60,1% tra gli uomini) e le laureate arrivano al 23,1% (16,8% tra gli uomini), differenze ben più marcate di quelle osservate nella media dell’ Unione Europea dei 27 paesi.

Il vantaggio femminile nell’istruzione non si traduce però in un vantaggio in ambito lavorativo.

Il tasso di occupazione femminile è molto più basso di quello maschile (55,7% contro 75,8%), ma il divario di genere si riduce al crescere del livello di istruzione (31,7 punti per i titoli bassi, 20,3 per i medi e 7,3 punti per gli alti).

All’aumentare dei livelli di istruzione, i tassi di occupazione femminili crescono più marcatamente di quelli maschili: 19 punti tra laureate e diplomate (6 punti tra gli uomini) e 25,5 punti tra diplomate e donne con al massimo la licenza media inferiore (14,1 tra gli uomini).

 

Se in passato l’istruzione universitaria era prerogativa degli uomini, oggi le donne rappresentano il 60% dei laureati in Italia, registrando performance migliori sia in termini di studi sia di votazione finale (Rapporto AlmaLaurea 2022).

 

Un dato che fa ben sperare sul fronte della disparità di genere, ma che non si riflette poi nel mondo del lavoro, dove gli uomini sono spesso più valorizzati e le donne continuano a guadagnare fino al 20% in meno.

 

Allora, andiamo a guardare i profili delle persone laureate nel 2021.

Dal rapporto AlmaLaurea 2022 si prendono in considerazione 299.320 laureati nell’anno solare 2021. I 77 Atenei coinvolti nell’Indagine, in cui consegue il proprio titolo circa il 90% dei laureati in Italia, si distribuiscono sul territorio nazionale con una certa omogeneità: 28 al Nord, 23 al Centro, 26 al Mezzogiorno. Sei di questi atenei (Bologna, Sapienza Università di Roma, Torino, Padova, Napoli Federico II e Milano Statale) nel 2021 superano i 10 mila laureati.

Le donne, che da tempo costituiscono oltre la metà dei laureati in Italia, rappresentano tra quelli del 2021 il 59,4% del totale.

Tale quota risulta tendenzialmente stabile negli ultimi dieci anni.

Le donne hanno un’incidenza del 67,4% nei corsi magistrali a ciclo unico, 10,9 punti percentuali in più rispetto a quanto osservato tra i laureati magistrali biennali (56,5%) e 8,0 punti in più rispetto ai laureati di primo livello (59,4%).

Si rileva una forte differenziazione nella composizione per genere dei vari ambiti disciplinari, confermando la minore propensione delle donne a scegliere i percorsi in area STEM (science,technology, engineering, mathematics).

Nei corsi di primo livello le donne costituiscono una spiccata maggioranza nei gruppi educazione e formazione (93,1%), linguistico (85,1%), psicologico (81,5%), medico-sanitario (75,6%) e in quello di arte e design (71,8%).

Di converso, esse sono una minoranza nei gruppi informatica e tecnologie ICT (13,7%), ingegneria industriale e dell’informazione (26,6%) e scienze motorie e sportive (33,0%). Una distribuzione simile si rileva anche all’interno dei percorsi magistrali biennali: vi è una forte prevalenza femminile nei gruppi educazione e formazione (92,7%), linguistico (85,8%), psicologico (81,9%) e nel gruppo arte e design (74,4%); è decisamente limitata invece nel gruppo informatica e tecnologie ICT (18,5%).

Nei corsi magistrali a ciclo unico le donne prevalgono in tutti i gruppi disciplinari: dal 95,7% nel gruppo educazione e formazione al 61,5% nel gruppo architettura e ingegneria civile.

 

Nel dettaglio, il 65,3% delle donne ha almeno un diploma, a fronte del 60,1% degli uomini, mentre le laureate arrivano al 23,1%, contro il 16,8% degli uomini; differenze più marcate rispetto a quelle della media europea.

 

Il rovescio della medaglia, come dicevamo, è che il tasso di occupazione femminile è ancora molto più basso di quello maschile (55,7% contro 75,8%).

 

In conclusione: c’è ancora molto da fare, sul versante della cultura, dell’istruzione e della formazione e, soprattutto sugli stereotipi di genere  per aumentare l’occupazione femminile in Italia e per dare vita a progetti che favoriscono una maggiore uguaglianza tra uomini e donne.

 

Fonti:

https://www2.almalaurea.it/cgi-php/universita/statistiche/visualizza.php?anno=2022&corstipo=tutti&ateneo=tutti&facolta=tutti&gruppo=tutti&livello=tutti&

https://www.istat.it/it/files/2022/10/Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-anno-2021.pdf